«Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre…»


Cosmos 11 di 12 – Le catastrofi cosmiche

Le catastrofi cosmiche

 

La Terra è un luogo piacevole e relativamente tranquillo. Le cose cambiano, ma lentamente. Può capitare di condurre un’intera esistenza a dir poco catastrofica, ma alla fine, in alcuni casi, ci sentiamo ugualmente soddisfatti e tranquilli. Ma nella storia del Sistema Solare e anche nella storia dell’uomo, ci sono tracce inequivocabili di catastrofi e disastri di portata spaventosa. Infatti sulla Terra ci sono state diverse catastrofi naturali nel passato, alcune delle quali ricoperte da un alone di leggenda.

Infatti molti anni fa, in Siberia centrale, nacque la leggenda di un immenso globo di fuoco che aveva solcato il cielo e aveva fatto tremare la terra. La gente raccontava di una tempesta di vento infuocato che aveva ucciso molte persone. Il fatto si era verificato un mattino d’estate del 1908. Verso la fine degli anni venti, uno scienziato sovietico di nome Kulic organizzò una spedizione per tentare di risolvere il mistero. Egli costruì una barca adatta per entrare in quel territorio inesplorato, coperto di neve d’inverno e trasformato in palude d’estate. Testimoni oculari confermarono il racconto del globo di fuoco più grande del Sole che aveva solcato tutto il cielo. Kulic arrivò alla conclusione che un meteorite gigantesco doveva essere caduto sulla Terra e si aspettava, quindi, di trovare un enorme cratere e frammenti di meteorite sparsi, provenienti da qualche asteroide lontano. Kulic non trovò nessuna traccia né di meteorite e né di un cratere dovuto all’impatto sulla Terra. Era un fatto inspiegabile.

A Tunguska si è verificata questa grande esplosione, la grande onda d’urto spazzò via gli alberi e si incendiò l’intera foresta e tuttavia non c’è nessun cratere nel luogo. Ci voleva una spiegazione che conciliava tutti i fatti. Nel 1908 un frammento di una cometa è caduto a Tunguska. Nessuno vide avvicinarsi quel puntino luminoso (il frammento di cometa) confuso nella luce solare del mattino. Erano secoli che andava e veniva all’interno del nostro Sistema Solare, vagante nello spazio interplanetario. Ma quel giorno, per un caso, trovò il nostro pianeta sul suo percorso.

In base all’epoca e alla traiettoria di provenienza il corpo che cadde sulla Terra fu probabilmente il frammento di una cometa chiamata Encke, che viaggiava oltre i centomila chilometri all’ora. Una montagna di ghiaccio grande come un campo di football e per peso milioni di tonnellate. Un’esplosione simile era paragonabile all’esplosione di un ordigno nucleare. Gli effetti della caduta sulla Terra di un meteorite del genere sono paragonabili all’esplosione di una bomba nucleare da 15 megatoni (15.000.000 di tonnellate di tritolo). C’è una sola differenza, il metorite non produce radiazioni; quindi, c’è anche da chiedersi come un fenomeno, sia pure raro e naturale come la caduta di una cometa sulla Terra, potrebbe dare il via ad una guerra atomica. Sarebbe una vicenda ben strana; una piccola cometa cade sulla Terra, come altre milioni di volte nella storia del nostro pianeta e la risposta della nostra civiltà è una pronta e immediata autodistruzione. Sarà un ipotesi poco probabile, ma, forse, una migliore conoscenza delle comete, delle collisioni fra pianeti e delle catastrofi planetarie potrebbe ridurre i rischi.

Ora, una cometa, almeno a quanto ne sappiamo finora, è fatta soprattutto di ghiaccio, di ammoniaca, ecc. Quindi, entrando nell’atmosfera terrestre, un modesto frammento di cometa può trasformarsi in un grande globo di fuoco, che genera una potente onda d’urto e che incendia intere foreste e provoca un boato enorme. Non è affatto detto che formi un cratere; come mai? Perché i ghiacci che formano la cometa si scioglieranno all’impatto e sul terreno resteranno solo minuscoli frammenti della cometa, difficilmente riconoscibili.

Noi uomini quando pensiamo al cielo, amiamo pensarlo sereno e immutabile. Ma improvvisamente appaiono delle comete che restano, minacciosamente, sospese nello spazio per notti e notti. Quindi nacque nell’uomo l’idea che le comete apparissero per qualche ragione; e la ragione stessa fu che esse dovevano annunciare delle catastrofi, che dovevano preannunciare la morte di principi e la caduta di regni, ecc. Nel 1073 per esempio, i Normanni assistettero all’apparizione della cometa di Halley. E siccome una cometa doveva predire, per forza, la caduta di qualche regno, pensarono bene di invadere l’Inghilterra. L’invasione venne raffigurata su un giornale del tempo; poi, all’inizio del XIII secolo Johnson, uno dei precursori della pittura realistica moderna, assistette ad un’altra apparizione della cometa di Halley e la raffigurò in un’attività che stava dipingendo. Nell’anno 1577 apparve un’altra grande cometa e questa volta avvistata anche in Messico. L’imperatore azteco Montezuma licenziò immediatamente i suoi astrologi perché non avevano previsto la cometa. Montezuma era convinto che la cometa annunciasse un’orribile catastrofe.

In tutti i casi, i pregiudizi superstiziosi sulle comete ci portano a cogliere una profezia favorevole. Nel 1705 Edmund Halley stabilì che la grande cometa, che appariva in modo così spettacolare nei nostri cieli ogni 76 anni, era già apparsa in precedenza e cominciò a studiarla in modo scientifico. Questa cometa fu chiamata “cometa di Halley”. A questo punto le comete cominciarono a perdere qualcosa del loro fardello di superstizione, ma la paura della gente continuò a sussistere.

Nel 1910 la cometa di Halley riapparve nei nostri cieli, ma questa volta gli astronomi usando un nuovo strumento, lo spettroscopio, scoprirono del gas cianogeno nella coda della cometa. Il gas cianogeno è tossico e la Terra sarebbe passata in mezzo a questa scia contaminata. Il fatto che la scia fosse molto sottile non servì a tranquillizzare nessuno. Per esempio, diamo un’occhiata ai titoli del “Los Angeles Examiner” del giorno 9 maggio 1910: “… tutta l’umanità farà un ballo gratis nel gas tossico. Sono previste grandi baldorie.”
Ecco dei titoli del “San Francisco Chronical” del 16 maggio: “Arriva la cometa e i mariti si ravvedono.” “…New York in cometaparty”.
Immaginate che cosa incredibile, nel 1910 c’erano i “cometaparty”, non tanto per celebrare la fine del mondo quanto per godersi la vita prima che arrivasse. I commercianti inventarono delle pillole anticometa. C’era anche, chi vendeva delle maschere speciali per proteggersi dal gas cianogeno. La paura collettiva della cometa non finì nel 1910.


Lo stupore dell’uomo per le comete risale a molto prima del 1076, ma la nostra generazione ha cominciato ora a capire di che si tratta. Le comete nascono da un luogo oltre i pianeti, a metà strada dalla stella più vicina. Di tanto in tanto, una cometa entra nel nostro Sistema Solare attirata dalla gravità del Sole e siccome è fatta. principalmente di gas comincia ad evaporare man mano che si avvicina al Sole. Il vapore spinto all’indietro dal vento solare forma la coda della cometa. Poi, la cometa torna nello spazio esterno. La sua orbita è talmente vasta che per milioni di anni non tornerà. Queste sono le comete a lungo periodo.

Ogni tanto una cometa a lungo periodo viene catturata all’interno del nostro Sistema Solare e diventa una cometa a corto periodo. Accade che questa passi vicino a un pianeta gigante, per esempio Saturno. Il pianeta esercita sulla cometa una forza gravitazionale che riduce la sua orbita. Le comete che subiscono questa sorte diventono famose, perché sono destinate a riapparire ad intervalli diversi. Un secondo incontro con Saturno riduce ulteriormente il periodo orbitale della cometa da secoli a decenni. Supponiamo ancora che la cometa abbia un terzo incontro, questa volta con Giove e riduce ancora il periodo orbitale della cometa. Da questo momento la cometa si avvicinerà al Sole con intervalli di pochi anni e ne spunterà la coda. Dato che il pulviscolo e i gas della coda si perdono per sempre nello spazio, la cometa subirà una lenta erosione. Cominciano a staccarsi dei frammenti, che talvolta cadono sulla Terra. In qualche migliaio di anni, tutta la cometa a corto periodo che non cadrà su qualche pianeta, si estinguerà quasi del tutto per evaporazione. Perderà frammenti che diventeranno meteoriti e infine, il nucleo che, probabilmente si trasformerà in un asteroide.

Ora, prima o poi, le comete con queste traiettorie lunghe ed ellittiche intorno al Sole devono scontrarsi coi pianeti. La Terra e la Luna devono essere state bombardate da comete ed asteroidi. Nello spazio interplanetario ci sono molti più corpi piccoli che grandi, al che si verificano sulla superficie di un dato pianeta molte più cadute di piccoli corpi che di grandi corpi. Quindi un caso come quello di Tunguska avviene sulla Terra diciamo ogni 1000 anni, mentre lo scontro con una cometa di diametro come quello della Halley, per fare un esempio, può avvenire ogni miliardo di anni.

C’è la prova che in passato dei corpi siano caduti sulla Terra? Quando una cometa o un grande asteroide di roccia colpiscono un pianeta formano un cratere. Ma, dove l’atmosfera è rarefatta e dove c’è l’assenza, quasi, di acqua gli antichi crateri si conservano; è il caso della Luna, di Mercurio e di Marte. Tutti si radunano attorno al Sole, loro fonte di calore e luce. Hanno tutti un’età di circa quattro miliardi e mezzo di anni e tutti recano le tracce di antichissime cadute di corpi, di collisioni spaventose.

Se noi ci spostiamo oltre i pianeti del sistema al di là di Marte, ci accorgiamo di entrare in un’altra dimensione del Sistema Solare; siamo nel regno di Giove e degli altri pianeti giganti. Questi immensi mondi sono composti di gas di idrogeno ed elio ed altre sostanze. Se osserviamo la superficie di Giove, noi non vediamo una superficie solida ma solo occasionali masse di atmosfera. Sono pianeti giganti, infatti nell’enorme volume di Giove la Terra entrerebbe almeno un migliaio di volte. Se una cometa o un asteroide cadessero accidentalmente sulla superficie di Giove, è molto improbabile che formerebbero un cratere, ma solo un buco momentaneo nelle nubi; ma tutto qui. Ciò nonostante, noi sappiamo che il Sistema Solare esterno è stato soggetto per molti miliardi di anni della sua storia a collisioni. Callisto ad esempio, uno dei satelliti di Giove, è tappezzato di crateri. Sulla nostra Luna, la maggior parte di crateri furono provocati miliardi di anni fa.

La storia conosciuta ce ne dà qualche testimonianza? C’è una probabilità positiva contro mille negative. Eppure, una possibile testimonianza oculare di un avvenimento del genere c’è. Era la domenica che precede la festa di S.Giovanni Battista nell’estate del 1178. I monaci della cattedrale di Canterbury a Londra avevano terminato da poco le preghiere serali e proseguivano a ritirarsi per la notte. Fratello Gervaso si avviava leggendo verso la sua cella, mentre altri monaci si godevano la dolce festa serale di giugno. Nel mezzo di questa loro ricreazione, il fato volle renderli testimoni di un fenomeno sorprendente, una violenta esplosione sulla Luna. C’era il tempo in cui il cielo veniva considerato immutabile e la Luna, le stelle e i pianeti erano ritenuti puri. Da essi ci si aspettava un comportamento privo di contraddizioni, proprio come quello dei monaci in un monastero. Era lecito discutere sul fenomeno appena visto? Né il tempo e né la cultura sono forze che piegano gli uomini ad un dato conformismo, ma in ogni luogo ed epoca ci sono anche coloro che privilegiano la verità e che registrano fedelmente i fatti.

Si tratterà di un prodigio portatore di disgrazie? Sarà il caso di informare lo storico del monastero? Sarà stata un apparizione del maligno? Lo storico di Canterbury, fratello Gervaso, considerato oggi un cronista molto attendibile negli avvenimenti politico e culturali del suo tempo. Ecco il suo resoconto della testimonianza oculare:
“La Luna crescente splendeva e, come è normale in questa fase, aveva la gobba a ponente. Improvvisamente, la parte superiore si staccò in due e dal centro della frattura scaturì una fiammata immensa, lanciando tutt’intorno a notevole distanza vampate di materia infuocata. Dopo questo fenomeno, lo spicchio assunse un colore nerastro da un capo all’altro per tutta la sua lunghezza.”

Gervaso raccolse i racconti di tutti i testimoni oculari, nessuno escluso, e se li annotò. Questa lettera di Gervaso consentì agli astronomi, otto secoli dopo, di tentare una ricostruzione del fenomeno. Può darsi che duecento anni prima che ciò descrivesse i racconti di Canterbury, cinque monaci abbiano assistito ad un avvenimento ancora più straordinario di quello descritto nei racconti.

Se un corpo oscuro vagante nello spazio colpisse la Luna, questa subirebbe un forte sussulto con conseguenti vibrazioni, lentamente le vibrazioni cesserebbero, ma ottocento anni non sarebbero certo sufficienti. Per esempio, sta tremando ancora oggi per la collisione di allora? Gli astronauti delle missioni Apollo hanno piazzato sulla Luna alcune serie di specchi focali. Specchi di altro tipo, ideati da scienziati francesi, sono stati messi in opera dalle sonde sovietiche Lunakhod. Con questo sistema si può misurare il tempo che impiega un raggio laser, proiettato dalla Terra, a raggiungere la Luna e tornare indietro. All’Osservatorio Mc Donald, dell’Università del Texas, stanno approntando un raggio laser che verrà diretto sugli specchi che sono sulla Luna a una distanza di 380.000 chilometri. Moltiplicando il tempo impiegato a compiere il percorso per la velocità della luce si ottiene la distanza dalla Terra del punto colpito sulla Luna con una approssimazione che va dai 7 ai 10 centimetri.

Eseguendo queste misurazioni per alcuni anni, si può stabilire anche la minima oscillazione nel moto lunare. Le possibilità di errore sono una su un milione. Il risultato è che, effettivamente, la Luna ha una leggera oscillazione, come se fosse stata colpita meno di mille anni fa da un asteroide. Quindi, nell’era dei voli spaziali, la tecnica potrebbe avere confermato fisicamente il resoconto lasciato nel XII secolo da un monaco di Canterbury.

Se ottocento anni fa, un grande asteroide colpì la Luna, oggi il cratere dovrebbe essere ancora evidente, circondato da formazioni radiali luminose e dovrebbe, tuttora, sollevare polvere a causa della collisione. Sulla Luna le formazioni radiali vengono erose in miliardi di anni non in centinaia e un cratere a raggera luminosa, relativamente recente c’è veramente e si chiama Giordano Bruno. Si trova esattamente nella regione lunare dove, nel 1178 fu registrata l’esplosione di cui si è detto.


Tutta l’evoluzione della Luna è una storia di catastrofi. Quattro miliardi e mezzo di anni fa, essa iniziò a formarsi dall’aggregazione di corpi interplanetari e su tutta la sua superficie si andavano creando dei crateri. L’energia che si liberava favorì la fusione della crosta. Quando la maggior parte dei detriti interplanetari ebbe finito di agglomerarsi, la superficie della Luna si raffreddò. Ma circa tre miliardi e novecento milioni di anni fa, la Luna fu colpita da un grande asteroide. L’impatto provocò un’onda d’urto che tolse nuovamente una parte della superficie, il terreno che ne risultò diede origine ad uno dei mari asciutti della Luna.

Collisioni più recenti hanno provocato crateri a formazione radiale minore, che sono stati chiamati Eratostene e Copernico. I lineamenti della Luna così familiari sono la testimonianza di antiche collisioni.

La maggior parte degli asteroidi originari sparirono nell’accorparsi per formare la Luna e i pianeti, molti orbitano ancora attorno al Sole nella cosiddetta fascia degli asteroidi. Altri, quasi frantumati dalle correnti gravitazionali e da collisioni con altri asteroidi, sono stati catturati da pianeti, come nel caso di Phobos, uno dei satelliti di Marte, o di Amaltea, satellite di Giove.

Subito dopo la fascia degli asteroidi ci sono gli anelli di Saturno, formati da milioni di piccole lune orbitanti. Può anche darsi che gli anelli di Saturno siano una luna, la cui formazione fu impedita dall’attrazione del pianeta stessa, potrebbero anche essere i resti di una luna che vagava troppo vicina a Saturno e fu frantumata dalla sua forza di attrazione. In ogni caso è un fenomeno affascinante. Anche Giove ha un sistema di anelli scoperto da poco e che dalla Terra non si vede.

Esiste una teoria secondo la quale, recentemente, ci sarebbero state delle grandi collisioni nel Sistema Solare. La teoria fu avanzata da uno psichiatra di nome Manuel Valikoski nel 1950. Egli sostiene che un corpo, una massa planetaria, da lui chiamata cometa, si sarebbe, in qualche modo, creata nel sistema di Giove; ma non ci dice esattamente come si sia creata. In ogni caso, comunque sia nata, egli ipotizza che 3500 anni fa si siano registrati, ripetutamente, incontri ravvicinati con Marte e col sistema Terra-Luna. Il tutto concilierebbe con spettacolari conseguenze bibliche, come l’apertura del Mar Rosso, che permise a Mosè e agli ebrei di fuggire all’esercito del faraone che li inseguiva, o come l’arresto della rotazione della Terra, quando Giosuè ordinò al Sole di fermarsi durante la battaglia di Sabalom. Nello stesso periodo Valikoski immaginò vaste eruzioni e inondazioni vulcaniche su tutta la Terra. Dopo ha ipotizzato che questa cometa sia entrata in un’orbita stabile e quasi perfettamente circolare, interessando il pianeta Venere.

Ebbene, queste idee sono, quasi sicuramente, sbagliate. Nessuno contesta che nel sistema planetario esistano delle collisioni, abbiamo visto delle prove, dei frammenti causati da collisioni attraverso tutto il Sistema Solare, il problema è un altro. Se riproduciamo in scala ridotta il Sistema Solare, è impossibile avere allo stesso tempo la grandezza dei pianeti e la grandezza delle loro orbite sulla stessa scala, i pianeti sarebbero troppo piccoli e non si vedrebbero. Se i pianeti fossero in scala con le orbite sarebbero come granelli di polvere e allora sarebbe più facile capire che una cometa che entrasse nel Sistema Solare interno, avrebbe ben poche probabilità di collisione con un pianeta durante poche migliaia di anni. Anche se la cometa entrasse nel Sistema Solare non potrebbe in alcun modo fermare la rotazione della Terra. Inoltre non ci sono tracce geologiche di eruzione vulcanica avvenuta 3500 anni fa e oltretutto gli astronomi babilonesi osservarono Venere nella sua attuale orbita stabile, molto prima che Valikoski avanzasse la sua teoria. Ci sono molte ipotesi nella scienza che si svelano sbagliate, il che è perfettamente normale perché è la strada per arrivare a quelle giuste.


A lunga distanza, Venere ha un aspetto tranquillo. Le sue nubi sono la sede di un grande oceano di aria dello spessore di circa 100 chilometri e composto prevalentemente di anidride carbonica. Si è scoperto che le nubi non sono formate di acqua, ma da una soluzione concentrata di acido solforico. Le nubi hanno un colore giallastro per via dello zolfo. Man mano che si scende nelle nubi, aumenta la quantità di solfuro di zolfo, un gas molto tossico. La pressione è così forte che le prime sonde Venera sono state schiacciate come barattoli dal peso dell’atmosfera.

Al di sotto delle nubi, in un’aria densa e chiara, c’è una luce come sulla Terra in un giorno di cielo coperto, ma l’atmosfera è così spessa che il terreno sottostante appare tremante come se fosse visto attraverso l’acqua. Qui sotto la pressione atmosferica è 90 volte superiore a quella sulla Terra. La temperatura è di 300 gradi centigradi. È un mondo caratterizzato da un calore terribile, da una pressione che schiaccia, da gas sulfurei e da un desolato paesaggio rossastro.

Lungi dall’essere quel paradiso che in passato si pensava, Venere è il pianeta del nostro Sistema Solare che più somiglia all’inferno. Venera 9 è stato il primo veicolo spaziale nella storia dell’umanità a inviarci delle fotografie di Venere. Ha scoperto delle rocce erose in modo strano, probabilmente dai gas corrosivi o forse perché la temperatura è talmente alta che le ha parzialmente fuse facendole fluire liberamente. Le sonde spaziali della serie Venera, con i loro circuiti elettronici bruciati da tempo, si stanno lentamente corrodendo sulla superficie del pianeta. Sono i primi veicoli spaziali che, inviati dalla Terra, sono rimasti su un altro pianeta.

È soggetto all’effetto serra. La sua spessa atmosfera lascia passare i raggi visibili del Sole, ma non lascia uscire i raggi infrarossi irradiati dalla superficie del pianeta, cosicchè la temperatura del pianeta aumenta finché la luce infrarossa riesce a farsi strada verso lo spazio. In una fornace del genere è molto improbabile che esistano forme di vita, sia pure di creature diversissime da noi. L’inferno di Venere è in molto contrasto con l’ambiente relativamente paradisiaco del suo vicino, il nostro piccolo pianeta Terra. Qui l’atmosfera è 90 volte più rarefatta, l’anidride carbonica e il vapor acqueo creano un effetto serra molto modesto che riscalda il suolo al di sopra del punto di congelamento dell’acqua.

La Terra ai nostri occhi è il posto più bello che conosciamo, ma questa bellezza è soggetta a cambiamenti, a volte cambiamenti lenti e quasi impercettibili, a volte cambiamenti improvvisi e violenti.

Nel cosmo non si può sfuggire ai cambiamenti. La sfinge, dalla testa umana e dal corpo di leone, si è costruita più di 4.500 anni fa. La sua faccia, un tempo, era espressiva, vispa e perfetta; ma ora la faccia è rovinata, deturpata dalle tempeste di sabbia di millenni, dalle piogge. A New York city c’è un obelisco chiamato l’ago di Cleopatra, venuto dall’Egitto. In poco più di un secolo di permanenza nel Central Park di New York le scritte scolpite sull’obelisco sono state cancellate quasi completamente e non dalla sabbia o dall’acqua, bensì dallo smog e dall’inquinamento industriale. Sulla Terra l’erosione può distruggere catene di montagne nel giro di milioni di anni, i piccoli crateri provocati dai meteoriti nel giro di un centinaio di migliaia di anni, le opere costruite dall’uomo nel giro di migliaia o decine di migliaia di anni.

A questi processi lenti si aggiungono le catastrofi, rare. Tutti questi processi lenti possono, con il passare del tempo, rimodellare completamente il paesaggio. Ma, anche le catastrofi possono essere causate dall’uomo. L’indiscriminata distruzione della vegetazione può alterare le caratteristiche climatiche di un’intera regione. La Terra ha bisogno di meccanismi per neutralizzare le sostanze tossiche nel suo sistema, ma questi meccanismi possono funzionare fino a un certo tempo, oltre il quale essi si arrestano. E allora il disastro diventa irreversibile.

La nostra generazione deve scegliere a cosa mirare veramente, o ai profitti immediati o alla possibilità futura di continuare a vivere su questa nostra casa planetaria. Il nostro non è un mondo che possiamo perdere, non siamo ancora abbastanza bravi da progettarci un altro pianeta. Se da un altro mondo arrivasse un visitatore cosa ne penserebbe del nostro modo di gestire il nostro pianeta Terra?

Continuo…

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