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«Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre…»


La preghiera dell’ignorante

Multatuli (Eduard Douwes Dekker), 1861

Non so se siamo stati creati con uno scopo
o se siamo qui solo per caso. E neppure so se un Dio
o degli Dei si divertano per il nostro dolore e scherniscano
l’imperfezione della nostra esistenza. Se fosse così,
sarebbe terribile! Ma di chi è la colpa
se i deboli sono deboli, i malati sono malati e gli stupidi
sono stupidi?

Se siamo stati creati intenzionalmente, con uno scopo,
e per la nostra imperfezione non lo raggiungiamo,
l’onta di tutte le storture non ricade su di noi,
non sulla creatura, ma sul Creatore! Chiamatelo Zeus
o Giove, Geova, Baal, Jahweh, non importa:
Egli non c’e, o deve essere buono, e perdonarci
che non lo comprendiamo. Toccava a lui
manifestarsi ed Egli non lo fece! Se l’avesse fatto,
l’avrebbe fatto in modo che nessuno potesse dubitare;
che ciascuno dicesse: lo conosco, lo sento e lo capisco.

Ciò che gli altri ora pretendono di sapere di quel Dio
a me non serve. Io non lo capisco! Domando: perché
si è manifestato ad altri e non a me?
Un figlio è più vicino al padre dell’altro figlio?
Finché un solo figlio d’uomo non conosce quel Dio,
fino allora è calunnia credere in quel Dio!
Il figlio che inutilmente lascia chiamare il figlio, agisce
in modo crudele!
Ed è più bello credere che non ci sia nessun padre
anzichè credere che egli sia sordo con suo figlio!

Forse un giorno ne sapremo di più! Forse un giorno
comprenderemo che Egli c’è, ch’Egli ci osservava
e che il suo silenzio aveva una causa, un fondamento. Ebbene,
appena lo sapremo sarà allora tempo di lode,
ma non prima, non ora! Dio proverebbe dispiacere
nello scoprire che lo adoriamo senza fondamento.
Ed è una stoltezza voler illuminare la buia ignoranza di oggi
con una luce che ancora non brilla.

Servirlo? Stoltezza! Se avesse voluto il servizio,
avrebbe manifestato in quale modo.
Ed è assurdo che egli attenda dall’uomo
adorazione, servizio e lode, mentre egli
sul modo in cui farlo ci lascia nell’incertezza.
Se noi non serviamo Dio come gli piace, è colpa sua, non colpa nostra!
Intanto – finché non ne sapremo più – il bene e il male
sono una cosa sola?

Non comprendo a che cosa ci serva un Dio, nel separare
il bene dal male. Chi opera il bene
perché un Dio lo ricompensi, proprio per questo fa che il bene
diventi qualcosa di male, un mercato. E chi fugge la cattiveria
per timore della disgrazia di quel Dio, è un vile!

Non ti conosco, o Dio! Ti ho chiamato, cercato,
supplicato per una risposta e tu taci! Vorrei tanto fare
la tua volontà, non per timore, di castigo o speranza
di ricompensa,
ma come un figlio fa la volontà del padre, per amore!
Tu taci, sempre Tu taci!
Ed io vado errando e anelo
l’ora in cui saprò che tu esisti.
Allora chiederò: «Padre, perché ora per la prima volta
mostri a Tuo figlio che egli aveva un padre
e che non era solo nella battaglia,
la dura battaglia per l’umanità e il diritto?
o eri certo che avrei fatto la sua volontà
anche senza conoscerla? Che, inconsapevole
della tua esistenza, Ti avrei servito come Tu vuoi esserlo?
È vero questo?
Rispondi, Padre, se sei là rispondi,
non far disperare Tuo figlio! Padre non restare muto
al lama sabachtani strappato col sangue!»
.

Così geme l’ignorante sulla croce che ha scelto volontariamente
e si contorce dal dolore e si lamenta che ha sete.

Il sapiente – lui che sa, lui che conosce Dio – beffeggia lo stolto
e gli offre fiele ed esulta: «Sentite, chiama suo padre!»
e borbotta: «Ti ringrazio, Signore, che non sono come lui!»
e canta un salmo: «Beato colui che non siede nel consesso dei malvagî
e che non calca l’immondo sentiero del peccatore»
.

Il sapiente striscia in Borsa e mercanteggia titoli di credito.
Il padre tace, O Dio, non c’e nessun Dio!


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