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L’illusione di Dio – Dawkins

quando una persona soffre di un’illusione parliamo di pazzia, ma quando ciò accade a molte persone parliamo di religione.

L’illusione di Dio è un’opera dell’etologo britannico Richard Dawkins, professore di Public Understanding of Science presso l’Università di Oxford.

 

Dawkins sostiene che la fede in un creatore sovrannaturale si qualifica come un’illusione, che egli definisce come una credenza falsa e persistente, mantenuta anche di fronte a forti prove contraddittorie.

Dawkins scrive che The God Delusion contiene quattro messaggi che “sviluppano la coscienza”:

  • gli atei possono essere felici, equilibrati, morali ed intellettualmente appagati;
  • la selezione naturale e simili teorie scientifiche sono superiori all'”ipotesi di Dio” – l’illusione del disegno intelligente – nel dare una spiegazione del mondo vivente e del cosmo. La necessità di trovare una spiegazione all’origine dell’uomo nasce dal fatto che esseri estremamente complessi sono anche estremamente improbabili e non si possono spiegare col caso. La selezione naturale spiega come da individui più semplici possano nascere individui più complessi. Ipotizzare l’esistenza di un dio creatore significa ipotizzare l’esistenza di un essere estremamente complesso ossia più improbabile dello stesso uomo, il che non spiegherebbe nulla ripresentando semplicemente il problema amplificato. Chi ha creato un essere di tale complessità? Dawkins suggerisce che, ammesso che esista, sia a sua volta il risultato di un processo di evoluzione naturale;
  • i bambini non dovrebbero essere “etichettati” con la religione dei loro genitori, allo stesso modo in cui non sono “etichettati” con la fede politica dei loro genitori. I bambini, sostiene Dawkins, non hanno scelto coscientemente di appartenere ad una religione. Non si dovrebbe parlare di “bambino cattolico” o “bambino musulmano”, così come non si parla di “bambino comunista”;
  • gli atei dovrebbero essere orgogliosi, non vergognarsi, perché l’ateismo è indice di una mente indipendente e in salute.

Secondo l’autore la fede religiosa è pericolosa perché può spingere gli uomini a compiere azioni atroci. Dawkins sostiene la tesi del fisico americano Steven Weinberg; secondo cui la religione è un insulto alla dignità dell’uomo, senza di essa ci sarebbero persone buone che compiono buone azioni e cattive persone che compiono cattive azioni; la religione però può fare compiere cattive azioni alle persone buone. Le guerre di religione, le crociate, il tribunale del santo uffizio, le bombe dei kamikaze islamici sono esempi di azioni che hanno creato dolore e sparso sangue. Dawkins si chiede quante persone buone hanno commesso questi omicidi a causa della loro fede religiosa.

Dawkins inoltre risponde a chi sostiene che “Dio deve esistere, perché molti miliardi di persone credono in lui”, ricordando che niente diventa vero solo perché qualcuno crede che sia vero. In passato milioni di persone hanno creduto che la terra fosse piatta, dobbiamo forse dedurre che la terra lo fosse davvero?

Nel libro si affronta anche il tema etico, argomentando che i testi sacri non sono alla base dell’etica moderna. In essi ci sono sia episodi edificanti, che episodi contrari all’etica moderna. Chi sostiene che i testi sacri siano di guida dal punto di vista etico sta ignorando questi ultimi episodi. Secondo Dawkins il criterio in base al quale decidere cosa ignorare e cosa no non può essere dedotto dagli stessi testi che li contengono, ma è riconducibile ad idee nuove, cioè ad un processo di modernizzazione che è in corso da secoli e che non è imputabile alle religioni. Fenomeni come l’abolizione della schiavitù, il progresso della democrazia, la condanna della tortura indicano che l’umanità sta maturando dal punto di vista morale. Tuttavia episodi come le uccisioni di medici abortisti e le stragi compiute da fanatici religiosi sembrano indicare che questa maturazione avvenga nonostante l’effetto frenante delle religioni.

Un altro tema su cui l’autore si sofferma è l’immunità di cui godono le religioni. Le religioni sono immuni da qualsiasi critica, nessuno ha il diritto di criticare o porre in dubbio le “verità” di una fede religiosa. Nella nostra società, persino tra gli atei, si è affermata l’idea che sia assolutamente normale muovere obiezioni a chi crede nell’astrologia, negli oroscopi, ma non a chi crede nella nascita di un bambino da una donna non fecondata, nella resurrezione di un uomo morto da tre giorni, nel fatto che la rivoluzione della terra intorno al sole sia stata temporaneamente fermata per consentire la vittoria dell’esercito di Israele ed altri episodi simili. Nel giudicare quanto riportato in un testo sacro non prestiamo alcun ascolto al buon senso, tantomeno alla ragione. Se leggiamo che un dio, offeso da un atto di insubordinazione dell’uomo, decide dopo anni di perdonare l’offesa non ci soffermiamo a riflettere su quanto sia strano che:

  • il dio scelga di farsi torturare e crocifiggere, per lavare con il proprio sangue l’offesa che egli stesso ritiene di aver subito, anziché semplicemente comunicare all’uomo che è perdonato;
  • il dio scelga di perdonare solo i battezzati, e quindi considerare colpevoli, tra i tanti, anche i bambini morti prima di essere battezzati, e probabilmente quando erano troppo piccoli per compiere qualsiasi peccato.

Chi impedisce a questo dio di scegliere un modo più semplice di perdonare il genere umano? Perché questo dio sceglie la via del masochismo, della sofferenza, della tortura e della morte?

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