«Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre…»


Richard Dawkins: esempi di egoismo e altruismo tra gli animali


Questo è il secondo post di una serie dedicata alla teoria dell’evoluzione per selezione naturale, e specialmente al libro di Richard Dawkins “Il Gene Egoista”, del 1976.

1. Perché esistono le persone? (seguito)

Prima di procedere, ci serve una definizione. Un’entità, come un babbuino, si dice altruista se si comporta in modo tale da migliorare le condizioni di vita di un’altra entità simile alle spese di se stessa. Il comportamento egoistico ha esattamente l’effetto opposto. “Condizioni di vita” è definito come “probabilità di sopravvivenza”, anche se l’effetto sulle vere prospettive di vita e di morte è così piccolo da sembrare trascurabile. Una delle sorprendenti conseguenze della versione moderna della teoria di Darwin è che influenze apparentemente minuscole ed irrilevanti sulla probabilità di sopravvivenza possono avere un enorme impatto sull’evoluzione. Questo a causa dell’enorme quantità di tempo disponibile, che fa sì che anche delle influenze minuscole acquistino peso notevole.

È importante capire che le definizioni di cui sopra di altruismo ed egoismo sono comportamentali, non soggettive. Qui non mi sto preoccupando della psicologia degli scopi. Non mi sto chiedendo se le persone che si comportano altruisticamente lo stanno facendo in realtà per scopi segretamente o inconsciamente egoistici. Forse lo stanno facendo e forse no, e forse non lo sapremo mai, ma in ogni caso non è di questo che parla il libro. La mia definizione si preoccupa solo se la conseguenza di un’azione aumenta o diminuisce le prospettive di sopravvivenza del presunto altruista e le prospettive di sopravvivenza del presunto beneficiario.

È molto complicato dimostrare gli effetti del comportamento sulle prospettive di sopravvivenza a lungo termine. Nella pratica, quando applichiamo la definizione al comportamento reale, dobbiamo qualificarla con la parola “apparentemente”. Un atto apparentemente altruistico è un atto che, superficialmente, sembra aumentare (anche di pochissimo) le probabilità che l’altruista muoia, e che il beneficiario sopravviva. Spesso, guardando da vicino, si scopre che alcuni atti di apparente altruismo sono in realtà atti di egoismo dissimulati. Ancora una volta, non voglio dire che gli scopi soggiacenti siano segretamente egoistici, ma che l’effetto reale dell’azione sulle prospettive di sopravvivenza sono il contrario di ciò che in origine si pensava.

Vorrei dare ora qualche esempio di comportamento apparentemente egoistico e apparentemente altruistico. È difficile sopprimere atteggiamenti di pensiero soggettivi quando si parla della nostra specie, quindi sceglierò esempi da altri animali. Prima alcuni esempi di comportamento egoista in singoli animali.

I gabbiani dalla testa nera nidificano in grandi colonie, con i nidi separati soltanto di pochi metri l’uno dall’altro. Quando i piccoli escono fuori dall’uovo sono indifesi, piccoli, e facili da ingoiare. È molto comune che un gabbiano aspetti fino a che un gabbiano vicino volta le spalle, forse perché si è allontanato per pescare, e poi si sporga verso il nido del vicino ed ingoi uno dei suoi piccoli tutto intero. In questo modo ottiene un buon pasto nutriente, senza doversi prendere la briga di allontanarsi per pescare un pesce, e senza dover lasciare il proprio nido privo di protezione.

Più noto è il macabro cannibalismo nella mantide religiosa femmina. Le mantidi sono grandi insetti carnivori. Normalmente mangiano insetti più piccoli come le mosche, ma attaccano quasi qualunque cosa che si muova. Quando si accoppiano, il maschio striscia cautamente sulla femmina, la monta e avviene la copulazione. Se la femmina ne ha la possibilità, ella lo mangia, per prima cosa strappandogli via la testa con un morso, o mentre il maschio si sta avvicinando, o immediatamente dopo l’accoppiamento, o dopo che si sono separati. Potrebbe sembrare più logico per lei aspettare fino alla fine della copulazione prima di cominciare a mangiarlo. Ma la perdita della testa non sembra impedire al resto del corpo del maschio di continuare l’atto sessuale. Anzi, visto che la testa dell’insetto è la sede di alcuni centri nervosi inibitori, è possibile che la femmina aumenti la performance sessuale del maschio mangiandogli la testa. Se è così, questo è un beneficio aggiuntivo. Quello primario è che ottiene un buon pasto.

La parola “egoistico” potrebbe sembrare un po’ sottotono per casi estremi come il cannibalismo, sebbene questi si adattino molto bene alla nostra definizione. Forse riusciremo a simpatizzare più facilmente con il comportamento codardo dei pinguini imperatori dell’antartico. Questi pinguini sono stati visti fermi in piedi ai bordi dell’acqua, esitanti a tuffarsi, a causa del pericolo di essere mangiati dalle foche. Se solo uno di essi si tuffasse, il resto di loro saprebbe se c’è una foca o no. Naturalmente nessuno vuole fungere da capro espiatorio, così attendono, e a volte cercano persino di spingersi l’un l’altro in acqua.

Un comportamento egoistico più comune potrebbe consistere semplicemente nel rifiutarsi di condividere qualche risorsa di valore come il cibo, il territorio, o il partner sessuale. Adesso vediamo qualche esempio di comportamento apparentemente altruistico.

L’abitudine delle api operaie di pungere è una difesa molto efficace contro i ladri di miele. Ma le api che effettuano la puntura sono in realtà combattenti kamikaze. Nell’atto di pungere, degli organi interni vitali vengono in genere strappati via del corpo, e l’ape stessa muore poco dopo. La sua missione suicida potrebbe aver salvato le riserve vitali di cibo della sua colonia, ma lei non vivrà per trarne beneficio. Per la nostra definizione, questo è un atto di comportamento altruistico. Ricordate che non stiamo parlando di scopi consapevoli. Questi possono esserci o non esserci, sia qui che negli esempi egoistici, ma sono irrilevanti nella nostra definizione.

Donare la propria vita per quella degli amici è ovviamente un atto altruistico, ma lo è anche l’atto di assumersi un piccolo rischio per essi. Molti piccoli uccelli, quando vedono un predatore volante come un falco, emettono un caratteristico “richiamo d’allarme”, in conseguenza del quale l’intero stormo comincia un’appropriata azione evasiva. C’è evidenza indiretta che l’uccello che dà l’allarme mette se stesso in un pericolo speciale, perché attrae l’attenzione del predatore particolarmente verso di sé. Questo è soltanto un piccolo rischio aggiuntivo, ciononostante sembra, almeno a prima vista, qualificarsi come atto altruistico secondo la nostra definizione.

Gli atti di altruismo animale più comuni e cospicui sono compiuti dai genitori, specialmente le madri, verso i loro figli. Possono covarli, o nei nidi o nei loro stessi corpi, nutrirli con enormi costi per se stesse, e correre grossi rischi per proteggerli dai predatori. Per fare soltanto un esempio, molti uccelli che nidificano al suolo effettuano una cosiddetta “azione diversiva” quando si avvicina un predatore come una volpe. L’uccello genitore si allontana dal nido zoppicando, facendo pendere un’ala come se fosse rotta. Il predatore, intuendo una preda facile, è portato ad allontanarsi dal nido che contiene i piccoli. Finalmente il genitore termina lo sceneggiato e vola via in aria giusto in tempo per sfuggire alle fauci della volpe. Probabilmente ha salvato la vita dei suoi piccoli, ma ha corso qualche rischio per se stessa.

[Nel prossimo episodio, Dawkins illustrerà la teoria del "bene della specie" e sosterrà che essa è sbagliata, NdM.]

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