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«Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre…»


  • Tag Archives gene egoista
  • Richard Dawkins:Una ricetta per costruire il nostro corpo

    Posted on by Celeritas
     

    Questo è il sesto post di una serie dedicata alla teoria dell’evoluzione per selezione naturale, e specialmente al libro di Richard Dawkins “Il Gene Egoista”, del 1976.

    Con questo episodio iniziamo il terzo capitolo, “Spirali immortali”. Il capitolo è un po’ nozionistico, ed è sicuramente il più faticoso da leggere, ma dà delle conoscenze necessarie per comprendere i sorprendenti fenomeni che vedremo a partire dal capitolo 4. Volendo riassumere all’osso, le nozioni più importanti di questo episodio sono:

    1. Dawkins descrive la struttura del DNA (il moderno replicatore). Introduce i termini “geni”, cromosomi, ecc.
    2. come gli antichi replicatori, anche il DNA costruisce macchine di sopravvivenza: il DNA è letteralmente una sequenza di istruzioni per costruire i nostri corpi (le moderne macchine di sopravvivenza);
    3. non appena i replicatori iniziano a costruire macchine di sopravvivenza, essi cominciano ad essere selezionati in base alla qualità della macchina di sopravvivenza che producono. Dawkins fa vedere che nel DNA avviene proprio questo: i geni sono selezionati in base alla qualità del corpo che contribuiscono a produrre. Spiega inoltre che questa influenza tra geni e corpo è unidirezionale, cioè le alterazioni corporee (o la conoscenza) acquisite dalle persone nella vita non modificano il DNA. (Il DNA cambia solo per mutazioni casuali, come vedremo.)

    La parola a Dawkins:

    3. Spirali immortali

    Noi siamo macchine di sopravvivenza, ma “noi” non significa solo le persone. Comprende tutti gli animali, le piante, i batteri, e i virus. Il numero totale di macchine di sopravvivenza sulla terra è molto difficile da contare, ed è ignoto persino il numero totale di specie viventi. Considerando i soli insetti, il numero di specie viventi si stima a circa 3 milioni, e il numero di singoli insetti potrebbe essere un milione di milioni di milioni.

    I vari tipi di macchine di sopravvivenza sono molto diversi tra di loro, sia nella parte esterna che negli organi interni. Un polipo è molto diverso da un topo, ed entrambi sono molto diversi da una quercia. Eppure nella loro chimica fondamentale sono piuttosto uniformi e, in particolare, i replicatori che hanno al loro interno, i geni, sono fondamentalmente lo stesso tipo di molecole in tutti noi — dai batteri agli elefanti. Siamo tutti macchine di sopravvivenza per lo stesso tipo di replicatore — molecole chiamate DNA — ma ci sono molti modi diversi di sopravvivere nel mondo, e i replicatori hanno costruito una vasta gamma di macchine per sfruttarli. Una scimmia è una macchina che preserva i geni stando sugli alberi; un pesce è una macchina che preserva i geni stando in acqua; c’è persino un vermicello che preserva i geni nei sottobicchieri di birra tedeschi. Le vie del DNA sono misteriose. (altro…)


  • Richard Dawkins:Perché esistiamo

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    Questo è il quinto post di una serie dedicata alla teoria dell’evoluzione per selezione naturale, e specialmente al libro di Richard Dawkins “Il Gene Egoista”, del 1976.

    Questo è uno degli episodi più importanti. Dawkins, alla fine di questo episodio, ci svela (in modo volutamente teatrale) il motivo per cui esistiamo. La scelta di Dawkins è di presentare questa rivelazione al culmine di un crescendo teatrale, e di relegare ai capitoli successivi l’evidenza a suo sostegno.

    2. I replicatori [seguito]

    Man mano che gli errori di copiatura avvenivano e si propagavano, il brodo primordiale si riempiva di una popolazione non di repliche identiche, ma di molte varietà di molecole replicanti, tutte “discendenti” dallo stesso antenato. Potrebbero alcune varietà essere state più numerose di altre? Quasi certamente sì. Alcune varietà dovevano essere intrinsecamente più stabili di altre. Certe molecole, una volta formate, avevano meno probabilità di altre di dividersi di nuovo. Questi tipi diventavano relativamente numerosi nel brodo, non solo come diretta conseguenza della loro “longevità”, ma anche perché avevano molto tempo per produrre copie di se stessi. I replicatori ad alta longevità tendevano quindi a diventare più numerosi e, a parità di altri fattori, ci fu nella popolazione di molecole una tendenza evolutiva verso una maggiore longevità.

    Ma gli altri fattori probabilmente non erano uguali, e un’altra proprietà dei replicatori, che deve aver giocato un ruolo ancora più importante nel diffondere alcuni replicatori nella popolazione, fu la velocità di replicazione, o “fecondità”. Se le molecole replicatori di tipo A fanno copie di se stesse in media una volta alla settimana, mentre quelle di tipo B fanno copie di se stesse ogni ora, non è difficile capire che molto presto le molecole del tipo A saranno presto numericamente sovrastate, anche se “vivono” molto più a lungo delle molecole di tipo B. Ci sarebbe quindi probabilmente una “tendenza evolutiva” verso una “fecondità” più alta delle molecole nel brodo. (altro…)


  • Richard Dawkins:l’origine della vita sulla Terra

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    Questo è il quarto post di una serie dedicata alla teoria dell’evoluzione per selezione naturale, e specialmente al libro di Richard Dawkins “Il Gene Egoista”, del 1976.

     

    2. I replicatori

    In principio era la semplicità. È già abbastanza difficile spiegare come sia cominciato un universo semplice. Do per scontato che sarebbe ancora più difficile spiegare l’improvviso spuntare di un ordine complesso — come la vita, oppure un essere capace di crearla. La teoria di Darwin dell’evoluzione per selezione naturale è soddisfacente perché ci svela come la semplicità può trasformarsi in complessità; come degli atomi disordinati possono raggrupparsi in strutture sempre più complicate fino a produrre delle persone. Darwin fornisce una soluzione, l’unica sostenibile finora proposta, al profondo problema della nostra esistenza. Cercherò di spiegare questa grande teoria in un modo più generale di quanto si faccia di solito, cominciando dal tempo precedente l’inizio dell’evoluzione stessa.

    La darwiniana “sopravvivenza del più adatto” è in realtà un caso particolare di una legge più generale: la sopravvivenza di ciò che è stabile. L’universo è popolato da cose stabili. Una cosa stabile è una collezione di atomi abbastanza permanente o abbastanza comune da meritare un nome. Potrebbe trattarsi di una collezione unica di atomi, come il monte Cervino, che dura abbastanza a lungo da meritare un nome. O potrebbe essere una classe di entità, come le gocce di pioggia, che nascono abbastanza frequentemente da meritare un nome collettivo, anche se ciascuna di loro singolarmente ha una vita molto breve. Le cose che vediamo intorno a noi, e che pensiamo necessitino di una spiegazione — le rocce, le galassie, le onde dell’oceano — sono tutte, in modo maggiore o minore, strutture stabili di atomi. Le bolle di sapone tendono ad essere sferiche perché questa è una configurazione stabile per delle sottili pellicole piene di gas. Dentro un’astronave, l’acqua è stabile anche in globuli sferici, ma qui sulla terra, dove c’è la gravità, la superficie stabile per l’acqua in quiete è piatta e orizzontale. I cristalli di sale tendono ad essere cubici perché questo è un modo stabile di impacchettare insieme ioni di sodio e di cloro. Nel sole, gli atomi più semplici di tutti, gli atomi di idrogeno, si fondono per formare atomi di elio perché, nelle condizioni che prevalgono lì, la configurazione di elio è più stabile. Altri atomi ancora più complessi si formano nelle stelle in tutto l’universo, sin dal tempo del “Big Bang” che, secondo la teoria prevalente, diede inizio all’universo. È da qui che si generarono gli elementi del nostro mondo. (altro…)


  • Richard Dawkins: perché la teoria del “bene della specie” è sbagliata

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    Questo è il terzo post di una serie dedicata alla teoria dell’evoluzione per selezione naturale, e specialmente al libro di Richard Dawkins “Il Gene Egoista”, del 1976.
    In questo episodio Dawkins riduce all’assurdo la teoria del “bene della specie” (detta anche “teoria della selezione di gruppo”).

    Diamo la parola a Dawkins.

    Capitolo 1 (seguito)

    Non sto cercando di argomentare qualcosa raccontando delle storie. Gli esempi scelti non sono mai un’evidenza seria per trarre qualunque generalizzazione significativa. Le storie che ho raccontato vanno intese soltanto come illustrazione di cosa intendo per comportamento altruistico ed egoistico al livello dell’individuo. Questo libro mostrerà come sia l’egoismo individuale sia l’altruismo individuale vengano spiegati dalla legge fondamentale che chiamo egoismo del gene. Ma prima devo discutere di una particolare spiegazione errata dell’altruismo, perché è molto diffusa, ed anche molto insegnata nelle scuole.

    Questa spiegazione è basata sul fraintendimento che ho già menzionato, che le creature viventi si evolvano per fare delle cose “per il bene della specie” o “per il bene del gruppo”. È facile vedere come quest’idea abbia potuto nascere nella biologia. La maggior parte della vita di un animale è dedicata alla riproduzione, e la maggior parte degli atti di sacrificio altruistico che si osservano in natura sono compiuti dai parenti verso i figli. “La perpetuazione della specie” è un eufemismo comune per indicare la riproduzione, ed è innegabilmente una conseguenza della riproduzione. Basta un piccolo errore di logica per dedurre che la “funzione” della riproduzione sia di perpetuare la specie. Da questo, basta un ulteriore breve passo falso per concludere che gli animali in generale si comportano in modo tale da favorire la perpetuazione della specie. Sembra seguirne che esista l’altruismo nei confronti dei membri della stessa specie.
    (altro…)


  • Richard Dawkins: esempi di egoismo e altruismo tra gli animali

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    Questo è il secondo post di una serie dedicata alla teoria dell’evoluzione per selezione naturale, e specialmente al libro di Richard Dawkins “Il Gene Egoista”, del 1976.

    1. Perché esistono le persone? (seguito)

    Prima di procedere, ci serve una definizione. Un’entità, come un babbuino, si dice altruista se si comporta in modo tale da migliorare le condizioni di vita di un’altra entità simile alle spese di se stessa. Il comportamento egoistico ha esattamente l’effetto opposto. “Condizioni di vita” è definito come “probabilità di sopravvivenza”, anche se l’effetto sulle vere prospettive di vita e di morte è così piccolo da sembrare trascurabile. Una delle sorprendenti conseguenze della versione moderna della teoria di Darwin è che influenze apparentemente minuscole ed irrilevanti sulla probabilità di sopravvivenza possono avere un enorme impatto sull’evoluzione. Questo a causa dell’enorme quantità di tempo disponibile, che fa sì che anche delle influenze minuscole acquistino peso notevole.

    È importante capire che le definizioni di cui sopra di altruismo ed egoismo sono comportamentali, non soggettive. Qui non mi sto preoccupando della psicologia degli scopi. Non mi sto chiedendo se le persone che si comportano altruisticamente lo stanno facendo in realtà per scopi segretamente o inconsciamente egoistici. Forse lo stanno facendo e forse no, e forse non lo sapremo mai, ma in ogni caso non è di questo che parla il libro. La mia definizione si preoccupa solo se la conseguenza di un’azione aumenta o diminuisce le prospettive di sopravvivenza del presunto altruista e le prospettive di sopravvivenza del presunto beneficiario. (altro…)


  • Richard Dawkins: perché esistono le persone?

    Posted on by Celeritas


    Questo è il primo post di una serie dedicata alla teoria dell’evoluzione per selezione naturale, e specialmente al libro di Richard Dawkins “Il Gene Egoista”, del 1976. La traduzione italiana è di Collucci e differisce da quella disponibile in libreria.Ringrazio Collucci per la traduzione e la sua grande opera di divulgazone.

    Diamo ora la parola a Dawkins.

    Prefazione all’edizione del 1976

    Questo libro dovrebbe essere letto come se fosse fantascienza. È organizzato in modo da colpire l’immaginazione. Ma non è fantascienza: è scienza. Il termine “più strano della fantascienza” esprime esattamente quello che io provo di fronte alla verità. Noi siamo macchine di sopravvivenza — veicoli robot programmati ciecamente per preservare le molecole egoiste note come “geni”. Questa è una verità che ancora oggi mi riempie di stupore. Sebbene io la conosca ormai da anni, non riesco mai davvero ad abituarmici. Una delle mie speranze con questo libro è di riuscire a stupire anche qualcun altro.

    […]

    1. Perché esistono le persone?

    La vita intelligente su un pianeta raggiunge un traguardo cruciale quando per la prima volta comprende le ragioni della sua stessa esistenza. Se delle creature superiori provenienti dallo spazio visiteranno mai la terra, la prima domanda che faranno, per valutare il livello della nostra civilizzazione, sarà “hanno già scoperto l’evoluzione?”. Organismi viventi sono esistiti su questa terra, senza nemmeno sapere perché, per più di tre miliardi di anni, prima che la verità finalmente albeggiasse su uno di loro. Il suo nome era Charles Darwin. Ad essere onesti, altri avevano raggiunto piccoli frammenti della verità, ma fu Darwin che per primo mise insieme una spiegazione coerente e sostenibile del perché noi esistiamo. Darwin ci ha permesso di dare una risposta sensata al bambino curioso la cui domanda dà il titolo a questo capitolo. Non dobbiamo più ricorrere alla superstizione quando ci troviamo di fronte ai problemi profondi: la vita ha un significato? Perché esistiamo? Che cosa è l’uomo? Dopo aver posto l’ultima di queste domande, l’eminente zoologo G. G. Simpson si espresse come segue: “Quello che voglio enfatizzare adesso è che tutti i tentativi di rispondere a questa domanda prima del 1859 sono privi di valore, e faremmo meglio ad ignorarli completamente”. Oggi la teoria dell’evoluzione non è soggetta a dubbi più di quanto lo sia la teoria che la terra gira intorno al sole, ma le implicazioni vere della rivoluzione di Darwin devono ancora essere largamente comprese. La zoologia è ancora una materia secondaria nelle università, ed anche coloro che scelgono di studiarla prendono spesso questa decisione senza apprezzare il suo profondo significato filosofico. La filosofia e le materie cosiddette umanistiche vengono ancora insegnate come se Darwin non fosse mai vissuto. Non c’è dubbio che questo cambierà col tempo. Comunque, questo libro non va inteso come un’apologia generale del darwinismo. Invece, esplorerà le conseguenze della teoria dell’evoluzione in una questione particolare. Il mio scopo è esaminare la biologia dell’egoismo e dell’altruismo.
    (altro…)



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