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«Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre…»


Il Grande Elenco Telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso) 1 DI 3

Fonte: Macchianera

Trama
Non capita tutti i giorni di ricevere una telefonata dal futuro, parlare con i prossimi inquilini della Terra e scoprire che sei vivo per errore. Perché sul Grande Elenco Telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso) c’è scritto che al momento del fatidico squillo saresti stato morto, e quindi non può che essere così. Intanto, esattamente nell’anno 2054, i tre miliardi e centosessantottomilioni quattrocentoundicimila settecentoventinove nuovi abitanti della Terra attendono pazientemente, fuori da una cabina telefonica, di ricevere istruzioni sulla loro nuova sistemazione. E tu (con tutta la tua razza) sei destinato a estinguerti, in fretta. O forse no, se puoi impedirlo… Anche se è scioccante scoprire che le scritte sotto i tappi dei succhi di frutta sono messaggi da altri mondi, che “Star Trek” è tutto vero, che i viaggi nel tempo sono possibili e soprattutto che l’Universo è un po’ più affollato di quanto normalmente si creda sul nostro piccolo pianeta di provincia. Esilarante e visionario tributo alla Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams.

Usando la scusa di dover spiegare all’alieno come funziona il mondo attuale, l’autore smonta pezzo per pezzo l’ipocrisia e le incoerenze del genere umano.
Il romanzo è scritto  Gianluca Neri, giornalista e blogger italiano.
Tengo a precisare che il romanzo non è tutto, ma una grande parte,e per rispetto dell’autore che ha svolto un bel lavoro, non lo pubblico interamente, quando arriverete alla fine sarete liberi di comprarlo o meno(€7,60 Buy ), ma sono convinto che vi innamorerete come ho fatto io e non riuscirete a non sapere come finisce la storia =)

Buona lettura

 

Il Grande Elenco Telefonico della Terra (e pianeti limitrofi, Giove escluso)–   Pronto?

–   Pronto, buongiorno. Posso chiederle se ha due minuti di tempo da dedicarmi per rispondere a qualche domanda?

–   No, guardi, se è ancora Tele 2, come vi ho già detto stamattina, io ho già…

–   Non siamo Tele 2.

–   Ah. Fastweb?

–   No.

–   Quelli dell’olio? Il Club del libro?

–   No. Noi la chiamiamo dal futuro.

–   Bella, complimenti. Non male. Qualsiasi cosa sia, comunque, non mi serve.

–   Non ci siamo capiti: io la sto letteralmente chiamando dal futuro.

–   Cioè? Che giorno sarebbe da lei?

–   Martedì.

–   No: mese, anno.

–   Oggi è precisamente l’11 febbraio 2053.

–   Ma non mi dica.

–   Quasi 12.

–   Dove ha preso il mio numero?

–   Ecco, appunto: abbiamo trovato il suo numero appena arrivati qui sulla Terra, qualche ora fa.

–   Lei è tenuto a dirmi come se l’è procurato, lo sa, vero?

–   Le sto dicendo che l’abbiamo trovato qui sulla terra, scritto su un grosso cartellone pubblicitario. Siamo arrivati, abbiamo fatto un giro, abbiamo provato a chiedere informazioni, ma non c’era nessuno.

–   Quindi avete fatto un numero a caso…

–   No. Abbiamo fatto il numero suggerito dal cartellone: c’era questa grossa scritta e poi “Per informazioni:”.

–   E c’era il mio numero?

–   Questo è il             340-9827063 begin_of_the_skype_highlighting 340-9827063 end_of_the_skype_highlighting ?

–   Sì. Appunto, è il mio numero.

–   E quello c’era scritto, infatti. Abbiamo anche controllato online: il suo telefono risulta intestato alla “MobiTel Call Center – Servizi telefonici inbound e outbound” almeno dal novembre 2031.

–   …che sarebbero una ventina d’anni da adesso.

–   Mi sta dicendo che ho sbagliato anno? Mi scusi, a lei che data risulta?

–   Non è che risulta a me e basta: è una convenzione tra me e più o meno 6 miliardi di altre persone.

–   E in base a questa convenzione che giorno sarebbe, lì da voi?

–   Oggi è l’11 febbraio 2009.

–   E siete tutti d’accordo che sia l’11 febbraio 2009?

–   Oddio: a parte gli islamici, gli ebrei e tutta l’India, credo.

–   Quindi non è che tutti siate proprio convinti che sia quel giorno lì.

–   Mettiamola così: la maggioranza ha deciso che oggi è l’11 febbraio 2009.

–   Potreste avere tutti torto.

–   Allora diciamo anche che sicuramente per nessuno oggi è l’11 novembre del 2031.

–   Lei ne è certo?

–   Abbastanza.

–   Mi sembra strano: normalmente la Massima Autorità Siderale Garante per i Dati Personali è piuttosto puntigliosa nel raccogliere questi dati. Quando si fa una TimeCallTM con l’opzione Genesi, si ha diritto ad una risposta da parte del titolare della linea al momento dell’attivazione.

–   Già.

–   …che a me risulta essere stata a ventidue anni da quello che lei chiama “oggi”.

–   Sì, ora non vorrei entrare in una discussione sul fatto che siamo in parecchi a chiamarlo “oggi”… In ogni caso, non so che dirle: provi a chiedere a qualcun altro, lì intorno.

–   Qualcun altro in che senso?

–   Sì, un responsabile, che ne so…

–   Mi perdoni, forse non mi sono spiegato. Quando prima ho detto che siamo arrivati, abbiamo fatto un giro e non c’era nessuno, intendevo davvero nessuno. In generale. Su tutto il pianeta: vuoto. Deserto.

–   Mi ripeta un attimo: voi chi siete, esattamente?

–   I nuovi inquilini.

–   Della Terra?

–   Della Terra, esattamente.

–   Siete arrivati e…

–   …e non abbiamo trovato anima viva. C’era solo il gran casino che avete lasciato e questo grosso cartello pubblicitario.

–   Ho capito. Senta, mi scusi se glielo chiedo: cosa c’è scritto su questo cartello?

–   “Torniamo subito”.

Il Grande Elenco Telefonico della Terra (e pianeti limitrofi, Giove escluso)

–  Posso farle una domanda?

–  Mi dica.

–  Poniamo che sia vero quello che mi sta dicendo, e cioè che questa chiamata arrivi dal futuro…

–  Dal 2053.

–  Sì, dal 2053… ecco, mi chiedevo: se davvero i viaggi avanti e indietro nel tempo fossero possibili… perché non vi si vede in giro? Perché non date interviste? Oppure: perché non tornate tutti indietro e giocate al SuperEnalotto? Voglio dire: per quale motivo ve ne state lì a farvi i fatti vostri quando potreste trovare cinque minuti per avvisarci, che so, di non entrare in guerra con qualcuno; o che sta arrivando uno tsunami; oppure che è inutile vedere otto stagioni di un telefilm che verrà cancellato prima della fine dalla rete che lo trasmette?

–  Sa che è una bella domanda?

–  Grazie.

–  Vorrei premettere, intanto, che non so cosa sia il SuperEnalotto.

–  Va bene, non è importante.

–  Per il resto: non è che i viaggi nel tempo non siano possibili. E’ che sono vietati.

–  Vietati da chi?

–  Allora, è andata così: per qualche anno dopo la scoperta da parte di Heffenback III, quando si è sparsa la notizia che bastavano un tostapane e della crema solare, non si è fatto altro. Si è consumato più pan carré in quel periodo che in tutto il resto della storia della galassia.

–  Pan carré.

–  Sì. Non integrale.

–  Ah.

–  E importante.

–  Ho capito.

–  Insomma, vedevi gente sparire dalla circolazione e poi tornare indietro con auto d’epoca, monete antiche, foto con dedica di dittatori. E questo non era niente: siccome ogni azione compiuta nel passato implicava inevitabili conseguenze nel futuro, capitava che il Ministero dell’Istruzione dovesse aggiornare i libri di scuola un giorno sì e un giorno no, a seconda di chi era andato a spostare la traiettoria del tale proiettile o avvisare un capo di stato che si sarebbe strozzato con un salatino. Senza considerare il fatto che alcune multinazionali ne approfittarono per speculare sul mercato dei tostapane, e per un certo periodo, fino a che il governo non decise di nazionalizzare la produzione, fu quasi impossibile trovarne uno. Ancora oggi il nostro indice di inflazione viene calcolato sul metro della media  ponderata del costo di diverse marche di tostapane.

–  Capisco.

–  Non è finita. Per tutti questi motivi a un certo punto si prese la decisione di regolare gli spostamenti nel tempo: era sufficiente acquistare un biglietto, recarsi presso l’ambasciata o il consolato dell’anno che si desiderava visitare, rispondere a qualche domanda, riempire un questionario in cui si dichiaravano solennemente cose tipo “non intendo depositare nel tempo rifiuti di qualsiasi tipo, anche se biodegradabili”, o “prendo atto dell’assoluto divieto di spoiler”, e richiedere un semplice visto – se si andava nel passato – oppure un vedrò, per il futuro.

–  Quindi, arrivando al dunque, teoricamente voi potreste farlo, un giretto fino qua.

–  No. Se ha un attimo di pazienza finisco.

–  Prego, prego.

–  Non possiamo viaggiare nel tempo fino a raggiungerla perché, dopo un primo periodo di sperimentazione del nuovo sistema, si riscontrò che la burocratizzazione selvaggia non si era rivelata un deterrente efficace contro le idiozie compiute in giro nel tempo. Alcuni tornavano indietro a ridare l’esame di maturità; altri, ad esempio, arrivarono a chiamare dal futuro il proprio sé stesso, solo per farsi fare un bel massaggio o grattare la schiena.

–  Uhm…

–  Lei ha forse già immaginato come si arrivò al divieto totale. I più timidi e i single incalliti ci misero poco a realizzare che da un massaggio fatto da un altro sé stesso alla sperimentazione di altri tipi di prestazioni il passo era davvero breve. Il numero di persone che in quel periodo si innamorarono del proprio sé stesso in giro per lo spazio-tempo fu inaspettato; d’altro canto non era raro che nel corso di questi spostamenti due persone a caso di due epoche diverse potessero incontrarsi, piacersi, mettere in piedi famiglie tra mamme all’anagrafe giovanissime e padri che, stando ai documenti, ancora non erano nemmeno nati. Nacque perfino un movimento a tutela delle coppie di fatto intertemporali, ma il Governo fece muro, specialmente nel non voler riconoscere in alcun modo l’esistenza di quelle che chiamerei “le coppie non assortite”, composte da due versioni dello stesso individuo provenienti ciascuna da un tempo differente.

–  Inizia a diventare complicato.

–  E diventa peggio se le dico che i componenti delle “coppie non assortite” avevano a disposizione ciascuno un clone perfetto dell’altro. Non avevi studiato la lezione? A scuola ci mandavi il te stesso dell’anno successivo, che aveva avuto più tempo per studiare. E non sto nemmeno a raccontare  di quante mogli hanno scoperto solo dopo molto tempo che le versioni future dei rispettivi coniugi coprivano l’assenza dei mariti del presente, impegnati con amanti o partite di calcetto.

–  Un bel casino.

–  Già. Per questo, alla fine, il Governatore Supremo ha preso la decisione di deportare tutti i clandestini all’anno di provenienza e di vietare, senza alcuna eccezione, i viaggi nel tempo. Per garantire la continuità dei rapporti che ormai si erano inevitabilmente creati, il Congresso diede in appalto alla società che pubblicava il Grande Elenco Telefonico della Terra e Pianeti limitrofi (Giove escluso) la gestione in regime di monopolio delle TimeCallTM come questa, che mi permette di parlare con lei. Il problema è che costano un botto.

–  Quanto?

–  – Non saprei. Sul mio pianeta, se non contiamo lo scatto alla risposta, mi ci sarebbero voluti sei tostapane.

Il Grande Elenco Telefonico della Terra (e pianeti limitrofi, Giove escluso)

– Un’altra cosa: perché “Giove escluso”?

Perché cosa?

– Perché avete lasciato fuori quelli di Giove da questo elenco?

Innanzitutto chiariamo una cosa: non siamo stati noi a escludere quelli di Giove; sono stati loro a volere un elenco a parte. Due, anzi: perché ci sono il volume “A-L” e il volume “M-Y”.

– “M-Z”, semmai.

No, “M-Y”: la Z non esiste su Giove. L’hanno abolita per decreto una ventina d’anni fa, e dichiarato illegali tutte le cose il cui nome conteneva una zeta.

– Tipo?

Ha presente gli zoo?

– Certo.

Chiusi a partire dal primo gennaio 2034. Lo zenzero? Bandito dalle tavole: due zeta, figuriamoci. Gli zaffiri? Totalmente senza valore. Le zattere? Affondate. Le zanzare? Sterminate, una ad una. Gli zoccoli? Dichiarati troppo rumorosi.

– Pazzesco.

Già. Ed è il motivo per cui non è assolutamente consigliabile farsi offrire un caffè su Giove, a meno che non si sia abituati a berlo amaro. Essere invitati a prendere un caffè su Giove equivale al vostro “ti aspetto fuori”.

– Non ho ben capito: perché non usano dei dolcificanti?

Secondo i Gioviali la saccarina e l’aspartame sono leggende metropolitane che non sono mai state verificate.

– Gioviali?

Sì.

– Non dovrebbero chiamarsi, che so, Gioviani, o Giovesi?

No, è un errore piuttosto comune: uno li vede, così incazzosi e tetri, e l’ultima cosa a cui pensa è che possano chiamarsi Gioviali. Gliel’abbiamo fatto presente, che il nome è fuorviante, soprattutto per i turisti, ma non vogliono sentire ragioni.

– Sono incazzosi?

Sì, anche se devo dire che hanno le loro ragioni: Giove non è per niente un bel posto.

– Come mai?

Beh, come prima cosa è vitato fumare. Ovunque. Un Gioviale nervoso non può in nessun caso accendersi una sigaretta. Nemmeno, che so, prima di un esame, di un colloquio di lavoro, o dopo un amplesso. Loro dicono che è per rispettare la tradizione: un tempo le sigarette si accendevano con i fiammiferi, e nei fiammiferi c’è lo zolfo.

– Embè?

Zolfo, con la zeta.

– Ah.

Noi però pensiamo sia colpa di tutto quel gas: la leggenda vuole che un tempo il Sole fosse esattamente come Giove, la copia sputata, fino a quando, un giorno, un tizio decise di accendersi una Merit.

– Va bene, può essere fastidioso, ma non mi sembra un motivo valido per denigrare un intero pianeta.

Di motivi, se vuole, gliene trovo a centinaia, e senza nemmeno impegnarmi troppo. Innanzitutto c’è sempre troppo vento. Poi c’è il problema delle 63 lune (anche se loro minimizzano e ne hanno riconosciute ufficialmente solo 49): ci sono talmente tante maree e così imprevedibili che il mezzo di locomozione più utilizzato sul pianeta è il canotto di salvataggio. In più, credo lo sappia, Giove è molto grosso: circa undicimila volte la vostra Terra.

– E quindi?

Quindi la superficie da studiare è molto vasta e i ragazzini Gioviali non sono per niente contenti del fatto che i loro libri di testo su cui studiare geografia siano tanto più ingombranti rispetto a quelli degli studenti di un qualsiasi altro pianeta del sistema solare. Pensi che il giorno in cui hanno geografia le loro cartelle sono talmente pesanti che, ad un certo punto, il loro ministero dell’istruzione ha deciso che l’ora di educazione fisica non era più realmente necessaria. L’avrebbero comunque abolita quando poi è passata la moratoria sulle zeta.

– Va bene, ma…

Non ho mica finito: c’è di buono che il pianeta, in generale, è tutto molto pulito, anche se i più maligni sostengono sia solo merito dello strato di ammoniaca. E poi c’è la questione della voce.

– Che cos’ha che non va la loro voce?

E’ il motivo per cui tutta questa galassia (ma io so anche di altre) li prende in giro: è stridula, acuta, insopportabile.

– Stridula?

Sì: si può riconoscere un Gioviale anche solo sentendolo parlare. Ha presente quando uno prende un palloncino e lo aspira? Per qualche decina di secondi parla in falsetto. Ecco, loro parlano così.

– Ma lo fanno apposta?

No: hanno un’atmosfera composta dal 12% di elio.

– Ho capito. Questo però non spiega perché hanno scelto di farsi un elenco del telefono per conto loro.

Ah, beh, quello perché sono antipatici.

Il Grande Elenco Telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso)

– Senta, io starei ore a sentirla, dico davvero, però mi deve credere se le dico che avrei altro da fare. In più lei sta spendendo un sacco di soldi.

Un sacco di?

Soldi.

Vale a dire?

– Denaro: immagino che questa chiamata le stia costando parecchio.

Mi perdoni, io la capisco abbastanza bene, ma alcune parole di uso non proprio comune mi sfuggono. Non sono molto pratico della lingua.

– Cosa non ha capito?

Non so cosa voglia dire “soldi”.

– In che senso?

Ignoro il significato della parola.

– Non ha mai sentito parlare di soldi?

No.

– Lei che lavoro fa sul suo pianeta?

Io sono impiegato presso il Ministero della Scappatoia Linguistica.

– Cioe?

Mi occupo di rivedere e correggere tutta la corrispondenza per Giove, in modo che non si creino incidenti diplomatici.

– Credo di non aver capito.

Cancello dalle lettere e dai documenti destinati a Giove le parole con la zeta, e le sostituisco con dei sinonimi. I documenti hanno la precedenza, poi passo alle comunicazioni private e infine alle cartoline. Quando ne trovo una con scritto “Saluti da Zanzibar” la cestino direttamente.

– Ah.

Non è un lavoro facile.

– Immagino.

Vuole provare?

– A fare cosa?

So a memoria i sinonimi di tutte le parole che contengono una zeta: ne dica una a caso.

– Zuzzurellone.

Zuzzurellone: allegro, brioso, buffo, burlesco, contento, divertente, farsesco, felice, festoso, gaio, giocondo, piacevole, spassoso, spiritoso, umoristico, vivace.

– E mi viene a dire che non sa cosa significa “soldi”?

Non mi sembra che contenga una zeta.

– Quindi lei in pratica cosa fa?

Apro le lettere, controllo che non ci siano parole con la zeta e, se ne trovo una, ci appiccico sopra una striscia di carta sulla quale scrivo un sinonimo a mio piacimento, che però non alteri il senso della frase.

– Va bene. Riprendiamo da dove eravamo: in cambio di questo lavoro, il Ministero le dà qualcosa, giusto?

Giusto.

– Ecco: quel qualcosa sono i soldi.

Non mi risulta.

– In che senso non le risulta?

Il Ministero, come tutti i datori di lavoro sul mio pianeta, mi ringrazia per il lavoro che svolgo e, in cambio della gentilezza, si occupa di provvedere ai bisogni miei e della mia famiglia.

– Non venite pagati?

Non so cosa voglia dire, quindi credo di no.

Non avete una busta paga, assegni, accrediti sul conto corrente bancario?

Non riesco proprio a seguirla. Non farebbe prima a spiegarmi cosa sono questi… soldi?

– I soldi sono… come si fa a spiegare così, su due piedi… sono dei fogli di carta di diverso valore che noi scambiamo per ottenere qualcosa che ci serve, o che desideriamo.

Se sono tutti fogli di carta, valgono come carta, no? Oppure ne producete alcuni utilizzando carta più pregiata?

– No, la carta è tutta uguale: siamo noi che decidiamo il valore che deve avere ognuno di quei fogli.

Quindi, mi faccia capire: se mi serve qualcosa, basta che io decida che il foglietto di carta che ho in mano abbia il valore che mi serve per ottenere quella determinata cosa.

– No, non funziona così. I foglietti di carta più comuni valgono poco, e ne servono parecchi per avere in cambio uno dei foglietti più rari. La banca principale dello stato in cui viviamo li stampa e ci scrive sopra che valore hanno. Poi ci vengono dati in cambio del lavoro che facciamo.

Voi lavorate per possedere della carta?

– No. Oddio, sì: per ottenere della carta che però poi scambiamo per ottenere beni o servizi.

Ho capito. Quindi, mettiamo che a lei serva un mandarino: quel che deve fare è soltanto trovare qualcuno che abbia bisogno di carta, e dargliela.

– Più o meno.

Non deve essere facile trovare qualcuno che abbia così tanto bisogno di carta da volerla scambiare per un mandarino.

Non è esattamente così: quello che riceve la carta la usa per avere in cambio qualcosa che serve a lui. Che so, un kiwi.

Uhm.

– Non è convinto?

Non riesco a capire dove vada a finire tutta la carta.

– Non va a finire da nessuna parte: continua a girare e ad essere scambiata.

Sì, ma, mi scusi, quello che ha il mandarino non farebbe prima a trovare qualcuno che lo voglia barattare con un kiwi senza mettere in mezzo tutti quei fogli?

– No, perché è più facile trovare qualcuno che abbia bisogno di quei fogli, piuttosto che del mandarino, o del kiwi.

Davvero?

– Davvero.

Io ho molta carta.

– Ma non va bene una carta qualsiasi: serve quella stampata dalla banca.

E io non posso chiedere alla banca che mi ci scriva sopra quanto vale?

– Guardi, mi sembra che lei si stia fissando su un particolare che non le permette di comprendere il concetto. Lasci perdere la carta: non è importante. Non è detto che i soldi siano solo di carta. Le faccio un esempio: con il tempo io ho raccolto un po’ di quei foglietti di carta; quando ne ho avuti abbastanza li ho portati in banca, e ora stanno depositati lì, anche se non sono più fatti di carta. Se mi serve qualcosa, è sufficiente che la banca dica che ce li ho. A quel punto la mia banca parla con la banca di quello che possiede l’oggetto che voglio e si mettono tutte e due d’accordo per iniziare a dire che io ho un po’ meno soldi, e lui un po’ di più.

E che ci guadagna la banca?

– Per ognuna di queste transazioni la banca incassa una commissione, e se la tiene. Sono soldi che diventano suoi.

Questo lo immaginavo. Quello che mi chiedevo invece è: se anche la banca ha come obiettivo quello di raccogliere i soldi, ma il denaro che maneggia in realtà non si vede perché è sufficiente – come mi stava dicendo – che la banca dichiari di averlo, a quel punto chi impedisce alla banca di sostenere di averne tantissimo anche se non è vero?

– …

– Su questo mi devo informare.

 

Il Grande Elenco Telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso)

–  Senta, però, risolviamo la nostra questione: io purtroppo non posso aiutarla per quella faccenda del servizio informazioni.

–  Questo è un grosso problema.

–  Posso immaginarlo.

–  Vede, noi la Terra l’abbiamo regolarmente acquistata.

–  Acquistata?

–  Sì, con il vostro sistema. Abbiamo permutato il nostro pianeta e abbiamo aggiunto la differenza per comprare il vostro e venirci a vivere.

–  La differenza?

–  Tre lune. Due delle quali completamente calpestabili.

–  Perdoni la curiosità: chi è che ve lo ha venduto?

–  Un’immobiliare, ovviamente.

–  Ovviamente.

–  Ora i problemi sono due. Il primo è che qui non c’è nessuno ad accoglierci. Anzi: non c’è nessuno in generale. Il secondo è che abbiamo versato anche una quota per le pulizie, che mi sembra evidente non siano state fatte.

–  No?

–  No: qui è tutto bagnato.

–  Bagnato in che senso?

–  A occhio e croce direi che tre quarti del pianeta siano allagati.

–  Allagati?

–  Sì, acqua ovunque: non ce l’avevano detto che ci sarebbero stati lavori da fare.

–  Ecco, io non vorrei smorzare il vostro entusiasmo per l’acquisto ma – come dire? – quell’acqua è normale che ci sia.

–  Normale?

–  Certo, sono mari, oceani, laghi…

–  Quindi siete al corrente del problema.

–  Beh, sì. A parte il fatto che, come le stavo spiegando, non è un problema.

–  Perché, lei sa dirmi dov’è esattamente la perdita?

–  No, è proprio questo il punto: non c’è nessuna perdita. Quell’acqua c’è sempre stata.

–  Non c’è da qualche parte un tappo da togliere per farla andare via?

–  No.

–  Nella brochure che ci hanno mostrato non si vedeva.

–  Le dirò di più: il vero problema sarebbe se, appunto, quell’acqua non ci fosse. Senz’acqua non sarebbe possibile la nostra vita. Anzi, a dirla tutta la vita non avrebbe potuto nemmeno nascere. Senza considerare, poi, che quasi tutti gli esseri viventi sono fatti in grossa parte anche d’acqua.

–  Pure lei?

–  Certo, anche io. Ora non vorrei sbagliarmi, ma il corpo umano è composto per circa il 60-70% da acqua.

–  E come fate a non mescolarvi quando vi incontrate?

–  Il nostro corpo è come un contenitore: l’acqua sta all’interno.

–  Mi sta dicendo che siete delle grosse bottiglie?

–  No, non siamo delle grosse bottiglie. Non so come spiegarlo: non ha mai visto la foto di un umano?

–  Purtroppo no. L’immobiliare che ci ha venduto il pianeta ha più volte specificato che il proprietario precedente preferiva non apparire, e che loro avrebbero fatto da intermediari.

–  Io ho i miei dubbi che quell’immobiliare avesse titolo a vendervi il pianeta.

–  Ci hanno mostrato un regolare certificato di proprietà, depositato presso il registro catastale unificato della vostra galassia e delle sedi distaccate delle galassie di Andromeda e del Triangolo. Ne ho qui con me una copia autenticata da un pubblico ufficiale astrale.

–  Ah.

–  Dice: “Oggetto: cessione corpo celeste ai sensi della legge” eccetera eccetera “sito presso Via Lattea, chilometro 13.481.607.302.403, in applicazione dei criteri valutativi previsti per la vendita, di cui alla legge” eccetera eccetera “visti agli articoli” eccetera eccetera “si certifica il nulla osta al subentro, fatto salvo il divieto di cambio della destinazione d’uso prevista dal Piano Regolatore”.

–  Sembra abbastanza chiaro.

–  Anche a me. E non c’è alcun riferimento a lavori di ristrutturazione. Ci avevano assicurato, anzi, che tutti gli impianti erano stati messi a norma.

–  Senta, immagino che non sia così semplice da capire spiegato da me che non sono uno scienziato, ma le posso assicurare che quell’acqua serve eccome.

–  Cosa ve ne fate?

–  Serve a qualsiasi organismo per sopravvivere: piante, batteri, animali, uomini, hanno tutti bisogno d’acqua, altrimenti morirebbero. E’ un elemento fondamentale del nostro pianeta, tanto che vi consiglio di lasciare tutto com’è, con le proporzioni che avete trovato: qui ai miei tempi il problema è che la temperatura del pianeta è in continuo aumento, al punto che i ghiacciai e le calotte polari si stanno sciogliendo. La conseguenza è che il livello dei mari sale e le terre emerse si ritirano.

–  Lo vede anche lei, che sapevate di dover asciugare?

Il Grande Elenco Telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso)

–  Io però ora, seriamente, dovrei andare.

–  Anche questo è un problema.

–  In che senso?

–  Vede, il suo numero era scritto su quel cartellone pubblicitario e invitava a chiamare per informazioni…

–  Sì, me l’ha già detto. Io però le ho anche già spiegato che ci deve essere un errore.

–  Certo che c’è stato un errore. Anche se, a quel che so io, è la prima volta che succede. Come le dicevo, la Massima Autorità Siderale Garante per i dati personali è sempre incredibilmente precisa nel raccogliere e nello schedare le generalità e le abitudini degli esseri viventi nelle aree dello spazio conosciute. Se non fosse così, che valore avrebbero queste informazioni quando le vendono?

–  Mi perdoni: probabilmente non ho capito bene io. Mi diceva che chi raccoglie questi numeri è un’autorità a garanzia dei dati personali.

–  Esatto.

–  …Che quindi dovrebbe garantire proprio il fatto che le informazioni raccolte non vengano vendute o utilizzate a fini commerciali.

–  Lei la fa facile.

–  La faccio facile?

–  Questo succedeva tempo fa. Poi arrivò la “Carta Credici”, e cambiò tutto.

–  Cos’è la “Carta Credici”?

–  E’ tutto iniziato con una promozione pensata da una piccola catena di supermercati fondata sul pianeta Marmelloso Dietro.

–  Marmelloso che?

–  Marmelloso Dietro. E’ pure dalle vostre parti.

–  Mai sentito.

–  Forse perché non potete vederlo, anche se lo avete proprio a due passi.

–  E come mai?

–  Perché è coperto da Marmelloso Davanti.

–  Mi sembra giusto.

–  Insomma, stavo dicendo che la Halle Coop, questa piccola catena di supermercati, cercava un sistema per farsi un po’ di pubblicità. L’agenzia di marketing a cui si erano affidati studiò un po’ la cosa e se ne uscì con questa “Carta Credici”. In pratica bastava recarsi al supermercato quando avevi bisogno di qualcosa, lo scambiavi con quello che avevi portato e, prima di uscire, davi una passata della carta sul lettore magnetico. Nel giro di un anno il supermercato imparava a conoscerti meglio di tua mamma, e anticipava la tua spesa senza che nemmeno dovessi più farla: ti si presentava alla porta un tizio molto gentile che già sapeva che avevi finito le carote, che non lavavi la doccia da una settimana, che avevi mangiato troppi carboidrati e che mancavano due giorni al compleanno della tua fidanzata. Siccome tutto questo accadeva dopo un anno esatto di studio del comportamento di ogni singolo consumatore, lanciarono la carta con lo slogan “I mesi non sono più dodici, Credici”. Me lo ricordo ancora.

–  E qui intervenne l’autorità garante della privacy.

–  Ma nemmeno per sogno: continuò così per un bel po’ di tempo. Anzi, devo dire che in molti fecero a gara per comunicare quanti più dati possibili riguardanti le proprie abitudini, in modo che la spesa fosse sempre più simile a quella che avrebbero fatto se fossero usciti di casa per andare al supermercato. Arrivarono a un punto in cui i commessi suonavano alla porta e, tra le altre cose, ti consegnavano un numero di preservativi calcolato sulla base della media del numero di rapporti sessuali che avevi avuto dal momento della consegna della carta. Non uno di più, non uno di meno.

–  Un momento: anche voi usate i preservativi?

–  Certo che li usiamo, altrimenti come faremmo ad avere figli?

–  A non averne, vorrà dire.

–  Lei vuole farmi credere che non sa come funzionano i preservativi?

–  No, è esattamente il contrario: a questo punto mi chiedo se lo sa lei.

–  Senta, lo insegnano perfino a scuola, che bisogna stare molto attenti ai rapporti con i preservativi, se si vogliono evitare gravidanze indesiderate.

–  Le dico che sono assolutamente sicuro che sia proprio il contrario. Posso chiedere com’è che lo utilizzate il preservativo, voi?

–  Lo usiamo esattamente come c’è scritto di fare sulla scatola: lo mastichiamo.

–  Lo masticate?

–  Certo, aiuta ad evitare la nausea provocata dal rapporto sessuale.

–  Quale nausea?

–  Ora non vorrà venirmi a dire che a voi piacciono i rapporti sessuali!

–  A dire la verità sì.

–  Come no? E magari non vedete l’ora di averne uno.

–  Questa conversazione si sta facendo imbarazzante.

–  Ha ragione: io le stavo raccontando un’altra cosa…

–  Mi stava dicendo che questa catena di supermercati aveva iniziato a farsi un po’ troppo i fatti vostri.

–  Esatto. E c’erano anche varie implicazioni secondarie: la gente non andava più al supermercato, usciva meno di casa e diventava sempre più pigra; i single non avevano più occasione di incontrarsi simulando uno scontro con tra i carrelli; i bambini non si perdevano nel reparto utensili da cucina e, soprattutto, crollò il mercato dei rasoi usa e getta.

–  Terribile.

–  A quel punto il fatturato della Halle Coop aveva già superato in lunghezza quello dei numeri primi conosciuti. Era inevitabile che la cosa infastidisse i concorrenti della Wal-Marte, che protestarono formalmente invocando l’istituzione di un organismo che regolasse l’utilizzo delle informazioni sensibili riguardanti i consumatori. Fu così che nacque la Massima Autorità Siderale per la garanzia della privacy.

–  La Wal-Marte chiese che la Halle Coop smettesse di utilizzare quei dati?

–  No: domandò di poterli usare pure lei.

–  E il Garante disse di no, immagino.

–  Il Garante disse: ora quei dati sono miei…

–  Ben fatto.

–  …perciò, se li volete, da oggi dovrete darmi qualcosa in cambio.

– E quindi a questo punto che ve ne fate di un garante? Che cosa garantisce?

Di venderli equamente, un po’ a uno e un po’ all’altro.

–  Ma lei è sicuro?

–  Assolutamente: fu così che iniziò la stesura e la commercializzazione del primo Grande Elenco Telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso).

Continuo…

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