«Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre…»


Cosmos 5 di 12 – Astronomia e astrologia

Astronomia e astrologia

 

L’ammasso delle Pleiadi è un insieme di giovani stelle che, secondo gli astronomi, sta uscendo ora dalla sua culla fatta di gas e di polveri. La nebulosa del Granchio è un cimitero di stelle, dal quale i gas e le polveri vengono mandati nello spazio interstellare dove si disperdono. Al suo interno c’è una pulsar che sta morendo. Tanto le Pleiadi che la nebulosa del Granchio fanno parte di una costellazione che tanto tempo fa gli astrologi chiamarono Taurus, il Toro. Ad essa attribuirono la capacità di influire sulla nostra vita quotidiana.

Gli astronomi affermano che il pianeta Saturno è un globo immenso fatto di idrogeno e di elio, e circondato da un anello largo 50.000 Km. Dicono anche che l’immensa macchia rossa sul pianeta Giove sia una tempesta gigantesca che infuria da un milione di anni. Ma gli astrologi affermano che i pianeti influenzano il carattere e il destino dell’uomo; Giove conferisce un tono regale e un animo gentile, Saturno ispirerebbe la diffidenza, il sospetto e la malvagità. Per gli astronomi Marte è un mondo che aspetta di essere esplorato; invece gli astrologi vedono Marte come un guerriero, istigatore di discordie, violenza e distruzione.

L’astronomia e l’astrologia non sono state, sempre, così distinte tra loro; per gran parte della storia dell’umanità, l’una comprendeva anche l’altra. Ma arrivò il momento in cui l’astronomia si liberò dai vincoli dell’astrologia. Fu Kepler a ridimensionare il mito del cielo, scoprendo che il movimento del pianeta è originato da una forza di natura fisica. 
Fu il primo astrofisico e l’ultimo astrologo in senso scientifico.

Le motivazioni artificiose dell’astrologia furono scartate 300 anni fa, e nonostante questo l’astrologia viene presa sul serio ancora oggi da una gran quantità di persone. Infatti sono diffuse parecchie riviste di astrologia, in America, ogni giornale ha la sua rubrica di astrologia e quasi tutti pubblicano, almeno un articolo alla settimana sull’argomento. La gente porta medaglie e pendagli astrologici, prima di uscire controlla il proprio oroscopo del giorno. Persino il linguaggio conserva del significato astrologico, per esempio la parola disastro deriva dal greco ed è composta dal prefisso “dis” e dalla parola “astro”. Una delle malattie più comuni, l’influenza, prende il nome dall’influsso che veniva attribuito alle stelle sulla salute.

Alcune migliaia di anni fa nacque la convinzione che il movimento dei pianeti determinasse il destino di re, dinastie, imperi, ecc. Gli astrologi studiavano il movimento dei pianeti e poi si domandavano cosa era successo l’ultima volta che, ad esempio, Venere stava entrando nella costellazione del Capricorno. Forse, stavolta sarebbe successo qualcosa di simile, era matematico. Gli astrologi furono benvisti dai loro governi, molti Paesi consideravano reato capitale per coloro che non fossero, veramente, astrologi a leggere i fenomeni del cielo. Perché? Perché il modo migliore per far crollare un regime era predirne la caduta. In Cina, gli astrologi di corte che facevano previsioni poco gradite erano giustiziati, altri si limitavano a manipolare i fatti passati in modo da farli coincidere con quelli previsti da loro.

L’astrologia si sviluppò in una strana disciplina, un miscuglio di osservazioni molto attente, di matematica, di catalogazione, condite con idee confuse. Ma nonostante tutto, l’astrologia sopravvisse e prosperò. Come mai? Perché l’astrologia finge di soddisfare la nostra brama di sentirci, personalmente, collegati con l’universo. L’astrologia induce a un fatalismo pericoloso perché se la nostra vita è regolata da una serie di semafori celesti, a che serve tentare qualunque cambiamento?

Il fatto interessante delle previsioni astrologiche è che non dicono cosa bisogna fare e che cosa succederà. Sono consapevolmente studiate per essere così vaghe da potersi adattare a chiunque e oltretutto non vanno d’accordo tra loro. La validità dell’astrologia è messa a dura prova nel caso di fratelli gemelli. Supponiamo che ci sono due gemelli nati nello stesso posto con una differenza di pochi minuti e al momento della nascita c’erano gli stessi pianeti e uno dei due muore. Se l’astrologia avesse una validità come potremmo avere destini così profondamente diversi? Si dà il caso che gli astrologi non riescano neanche a mettersi d’accordo sul significato di uno stesso oroscopo. Da attenti esami risultano incapaci di indovinare il carattere e il futuro delle persone, delle quali conoscono solo il luogo e la data di nascita.

Ma come può un pianeta influire sulla vita di un essere umano all’atto della nascita? Forse l’influenza gravitazionale del pianeta influisce? Ma nemmeno questa può essere perché è più forte quella delle persone che sono vicine. Il desiderio di essere collegati al cosmo è il riflesso di una profonda realtà. Noi siamo collegati ad esso, ma non nel modo banale di cui l’astrologia ci assicura. Lo siamo nel più profondo dei modi. Il nostro piccolo pianeta è realmente sotto l’influenza di un astro, il Sole; ci riscalda, alimenta la vita ovunque essa si trovi. Ma il nostro Sole non è che uno dei miliardi e miliardi di astri compresi nell’universo. E tutti quegli innumerevoli Soli obbediscono alle leggi naturali. Ma come fu scoperta l’esistenza di tali leggi?

Se vivessimo su un pianeta dove niente mai cambia, non avremmo mai niente da fare, non ci sarebbe niente di nuovo da scoprire, non ci sarebbero stimoli per la scienza. Se, invece, vivessimo in un mondo imprevedibile, dove le cose cambiano in modo casuale e complicato, non saremmo capaci di fare scoperte e anche qui non avremmo stimoli per la scienza. Ma noi viviamo in un universo che è una via di mezzo, dove le cose si cambiano, ma a secondo delle regole, dei modelli o come noi le chiamiamo, leggi della natura.

Se lancio un pezzo di legno in aria, so che deve cadere a terra per forza; il Sole tramonta a ovest e sorge la mattina ad est, ecc.; in questo modo è possibile fare delle scoperte, possiamo fare della scienza e con essa migliorare la nostra vita. L’uomo è molto portato alla comprensione del mondo, lo è sempre stato. Abbiamo imparato, presto, ad andare a caccia o ad accendere il fuoco, solo perché eravamo portati a scoprire le cose. C’è stato un lungo periodo prima delle invenzioni attuali (la televisione, la radio, etc.) e gran parte dell’esistenza umana è stata vissuta in quel periodo. E una volta raccolti attorno a un fuoco, in una notte senza luna, l’uomo ha guardato il cielo.


Di notte il cielo è molto bello. Una delle costellazioni più facili da riconoscere è nell’emisfero nord, l’Orsa Maggiore. Gli americani la chiamano “The Big Ladle”, il Grande Mestolo, i francesi hanno avuto un’idea simile, la chiamano la Casseruola. Nel Medioevo, la forma dell’Orsa Maggiore aveva suggerito l’idea di un aratro di legno. Gli antichi Cinesi avevano trovato una versione più sofisticata, per loro quelle stelle trasportavano il Burocrate Celeste. I popoli europei videro in quel disegno un’altra figura, lo chiamarono il Gran Carro, una carrozza medievale. Ma altri popoli videro queste sette stelle come parte di una figura più grande, la coda di un Orso enorme (i Greci e i primi americani). Ma indubbiamente l’interpretazione più fantasiosa per il disegno creato da questo gruppo di stelle, fu quella data dagli antichi Egiziani. Essi immaginarono una lunga processione formata da un toro e da un uomo in posizione orizzontale, seguiti da un ippopotamo che portava un coccodrillo sulla schiena. C’è una meravigliosa varietà nelle figure che i vari popoli videro in questa costellazione, ma lo stesso vale anche per tutte le altre costellazioni.

C’è gente che pensa che queste cose esistano davvero in cielo, ma quelle figure siamo stati noi stesse a crearle. L’uomo era cacciatore, così in cielo ha immaginato cacciatori, cani, giovani donne e belve varie. Tutti gli aspetti della vita. Quando nel ‘700, i naviganti europei varcarono per la prima volta l’equatore immaginarono nei cieli del Sud tutte le cose legate al loro secolo, microscopi, telescopi, compassi, etc.

Ma le stelle sono qualcosa di più di semplici figure, per esempio le stelle sorgono sempre a est e tramontano sempre a ovest. Impiegano tutta la notte ad attraversare il cielo quando passano allo zenit. In ogni stagione ci sono costellazioni diverse, ma la stessa costellazione sorge sempre quando è sorta l’anno precedente, non può essere che sorge una costellazione diversa. C’è regolarità, immutabilità e prevedibilità per quanto riguarda le stelle e questo, in un certo senso, è rassicurante.

Il ritorno del Sole dopo un eclisse totale, il suo sorgere al mattino dopo la sua inquietante assenza notturna, la riapparizione della Luna che va crescendo dopo la Luna Nuova, tutti questi fenomeni suggerirono ai nostri progenitori che la vita durasse al di là della notte.

Lassù nel cielo c’era la metafora dell’immortalità. Circa un migliaio di anni fa, nel Sud-Ovest dell’America, il popolo Anazaki costruì un osservatorio astronomico di pietre per individuare il giorno più lungo dell’anno (solstizio d’estate). L’alba di quel giorno era, certamente, un motivo di gioia, di festeggiamento della generosità del Sole. Questo osservatorio fu costruito in modo tale che i raggi del Sole penetrassero da una finestra e colpissero una particolare nicchia solo in quel giorno. Oggi è un luogo abbandonato, il popolo Anazaki non esiste più. Esso ha imparato a prevedere i cambiamenti di stagione, ma non i cambiamenti climatici e le siccità. I popoli antichi prestavano molto attenzione al Sole, alla Luna e alle stelle. Altre costruzioni, simili a quella degli Anazaki, si trovano in Cambogia, a Stonehenge (Inghilterra), in Egitto, in Messico e nelle grandi pianure del nord America.

Allora come mai dei popoli di tutto il mondo si prendono questo grande disturbo per imparare cos’era l’astronomia? Perché prevedere le stagioni era, letteralmente, un problema di vita o di morte. L’uomo cacciava l’antilope o il bufalo per cui le migrazioni rifluivano e fluivano con le stagioni; i prodotti della terra erano maturi per essere colti in certi periodi e non in altri. Quando inventammo l’agricoltura dovemmo fare attenzione ad arare, seminare e mietere il raccolto solo nella stagione giusta. Le riunioni annuali di popoli nomadi, fatte a grande distanza tra loro, avvenivano in giorni prestabiliti.

Certo alcune scoperte relative al calendario possono essere state casuali. Ma ci sono altre scoperte stupendamente volute. Oggi delle grandiose città Anazaki restano solo dei ruderi che hanno resistito al tempo. Non lontano da queste antiche città, in un luogo pressocchè inaccessibile, c’è un altro strumento che serve a segnalare il solstizio. Si tratta di tre lastroni di pietra volutamente disposti in un certo modo permettono a un sottile raggio di Sole, di colpire il centro di una spirale, scolpita su una pietra, solo a mezzogiorno del giorno più lungo dell’anno.

Quando i nostri antenati preistorici cominciarono a studiare il cielo dopo il tramonto, notarono che alcune stelle non avevano una posizione fissa rispetto al disegno costante formato dalle costellazioni. Cinque di esse si muovevano lentamente nel cielo in un senso, poi nel senso contrario e nuovamente nel senso di prima, furono chiamate pianeti, dal greco planete che significa errante. Subito i pianeti rappresentarono un profondo mistero. La prima spiegazione fu che si trattava di esseri viventi. Ma la vera spiegazione è che i pianeti sono dei mondi e la Terra è uno di essi e che girano attorno al Sole secondo delle leggi matematiche. Questa scoperta ha portato direttamente alla nostra civiltà attuale. La fusione della fantasia e dell’osservazione astronomica ha dato come risulatato la descrizione esatta del nostro Sistema Solare.

Solo allora è divenuta possibile la risposta alla domanda fondamentale, che sta alla radice della scienza moderna: cos’è che fa muovere tutto? Migliaia di anni fa, una domanda simile non si sarebbe neanche posta, la teoria dominante allora era quella formulata da Tolomeo, un astronomo di Alessandria d’Egitto, era anche il più eminente astrologo del suo tempo. Tolomeo sosteneva che la Terra era al centro dell’universo e che il Sole, la Luna e i pianeti ruotassero intorno alla Terra. È l’idea che viene più spontanea, la Terra appare ferma, immobile, mentre vediamo gli altri corpi celesti sorgere e tramontare ogni giorno. Ma allora come si spiega il movimento continuamente rotatorio dei pianeti? Questa teoria consentiva previsioni abbastanza precise sul moto planetario e sulla posizione di un certo pianeta ad un dato giorno.
La teoria di Tolomeo, in realtà, impedì il progresso dell’astronomia per ben 1500 anni.

Finalmente, nel 1543 una spiegazione completamente diversa del moto apparente dei pianeti fu gridata da un ecclesiastico di nome Niccolò Copernico. L’aspetto più ardito della sua teoria era che il Sole fosse al centro dell’universo, la Terra era un pianeta. La teoria copernicana convinceva quanto quella di Tolomeo, ma dava fastidio a troppa gente. La chiesa cattolica, poco dopo, inserì l’opera di Copernico nella sua lista dei libri proibiti e Martin Lutero descrisse Copernico con queste parole: “Qui la gente dà ascolto ad un astrologo dell’ultimo momento, questo folle vorrebbe rivoluzionare tutta la scienza astronomica”.

Il conseguente confronto tra le due visioni del cosmo, geocentrica ed eliocentrica, raggiunse il suo apice con le idee di un uomo che, come Tolomeo, era sia astronomo che astrologo. Quest’uomo visse in un periodo in cui lo spirito e la mente umana erano soggiogati e incatenati, in un periodo in cui si immaginava il cielo popolato di anime e di demoni e mosso da sfere di cristallo. La lotta maggiore e solitaria di questo uomo consistette nel far scoccare la scintilla della rivoluzione scientifica moderna, il suo nome era Johannes Kepler.


Johannes Kepler nacque in Germania nel 1571. Fu mandato al seminario protestante della cittadina di Maunbrown perché entrasse nella carriera ecclesiastica. Nel 1589, Kepler lasciò il seminario per continuare gli studi presso la grande università di Tubinga. Fu per lui una liberazione trovarsi in mezzo alle correnti intellettuali più vive del suo tempo. Uno dei suoi insegnanti gli rivelò le idee rivoluzionarie di Copernico; in questa comunità dotta e civile, Kepler si trovò subito a suo agio. Dopo Tubinga Kepler non ricevette più gli ordini religiosi, invece con sua grande sorpresa fu convocato a Graz in Austria e nominato professore di matematica alla Scuola Superiore, ma non aveva la stoffa dell’insegnante.

A Graz al primo anno i suoi studenti si contavano sulle dita di una mano, il secondo anno non ne aveva affatto. Nel 1598 ci fu a Graz un’ondata di repressione provocata dall’arciduca, il quale voleva ristabilire la fede cattolica nella sua provincia e, secondo le sue stesse parole, “ridurre tutto il paese in un deserto piuttosto che avere per sudditi degli eretici”. La scuola di Kepler fu chiusa, furono proibiti tutti quei libri considerati eretici. Chi rifiutava di abbracciare la religione cattolica veniva multato del 10% (dieci per cento) di tutti i suoi averi ed esiliato fino alla morte. Kepler scelse l’esilio. “L’ipocrisia non l’ho mai imparata, sono onesto quando si tratta di fede, per me non è un gioco”.

Fu così che si decise ad accettare l’invito di Tycho Brahe. Brahe, un nobile danese molto ricco, viveva sfarzosamente ed era stato da poco nominato matematico alla corte imperiale di Praga. Kepler partì da Graz con la moglie e la figliastra ed afforntò il lungo e faticoso viaggio. Tycho manteneva uno stuolo di assistenti, parenti lontani e parassiti di ogni sorta. Kepler mal tollerava quell’eterna baldoria. Era impaziente di conoscere i dati di Tycho, ma questi glieli portava con il contagocce. Tycho diceva a Kepler “non ho dato modo di partecipare ai suoi studi”, si limitava durante un banchetto, e parlando anche di altre cose, a menzionare così il passaggio, oggi i dati relativi all’apogeo del terzo pianeta, domani quelli di un altro.

Kepler era totalmente inadatto a questi giochi. Disse: “La mia opinione su Tycho è questa: è un uomo estremamente ricco, ma non sa fare buon uso delle sue ricchezze. Tycho è in grado di fare le migliori osservazioni astronomiche, ha tanti collaboratori, gli manca solo l’architetto che metta tutto questo a profitto”. Effettivamente, Tycho era incapace di tradurre le sue osservazioni in una teoria coerente sul Sistema Solare. Tycho Brahe era il più grande genio del suo tempo nell’osservazione astronomica e Kepler era il più grande teorico. Nessuno dei due poteva raggiungere da solo la sintesi che ora sentivano vicina.

La nascita della scienza moderna, che è la fusione dell’osservazione e della teoria, tardava a causa della loro reciproca diffidenza; i due non facevano altro che litigare per poi riconciliarsi. Finché qualche mese dopo, Tycho morì per la sua facilità ad eccedere nel mangiare e nel bere. Kepler scrisse ad un amico: “L’ultima notte del suo pacato periodo, Tycho non ha fatto che ripetere continuamente queste parole come se stesse componendo dei versi. ‘Fa che io non sia vissuto invano, fa che io non sia vissuto invano’.”. E non è vissuto invano.

Finalmente, dopo la morte di Tycho, Kepler riuscì ad ottenere i dati delle osservazioni astronomiche vincendo le resistenze della famiglia. Osservazioni riguardanti il moto apparente di Marte tra le costellazioni, ottenute attraverso un periodo di osservazioni di molti anni. I dati ricavati negli ultimi decenni prima dell’invenzione del telescopio, erano di gran lunga i più precisi mai ottenuti fino a quel momento. Kepler si mise al lavoro con appassionata intensità per riuscire a interpretare le osservazioni di Tycho. Quanti erano, realmente, i movimenti della Terra e di Marte intorno al Sole per spiegare il moto apparente, così come è visto dalla Terra, del pianeta Marte? E perché proprio Marte? Perché Tycho Brahe aveva detto a Kepler che il moto apparente di Marte era il più difficile da conciliare con un’orbita circolare.

Dopo anni e anni di calcoli Kepler riferì di aver trovato i valori esatti di un’orbita circolare di Marte, che combaciava con dieci delle osservazioni di Tycho Brahe entro solo 2′ (due minuti primi) d’arco. Ora, sappiamo che ci sono 60 primi in ogni grado di angolo e che ci sono 90 gradi dalla linea dell’orizzonte allo zenit. Perciò due primi di arco sono un valore molto piccolo da misurare, specialmente senza un telescopio. Ma la gioia di Kepler per la sua scoperta, si trasformò presto in un avvenimento, perché due ulteriori osservazioni di Tycho non collimavano con la sua orbita per ben 8 primi d’arco. Kepler scrive: “Se non fossi convinto di poter ignorare questi 8 minuti, avrei corretto la mia teoria adeguandola. Ma poiché era inconcepibile ignorarli, quegli 8 minuti mi indicarono la strada per una completa rivoluzione dell’astronomia”.

La differenza esistente tra un’orbita circolare e una vera orbita di Marte poteva essere stabilita solo da misurazioni molto precise e da una coraggiosa accettazione della realtà. Kepler era molto deluso al pensiero di dover abbandonare l’idea di un’orbita circolare. Tentò di utilizzare orbite di tipo ovale, fece una quantità di calcoli, compì alcuni errori di aritmetica. E, mesi dopo, in preda alla disperazione, tentò per la prima volta la formula di un’orbita ellittica, che combaciò perfettamente con le osservazioni compiute da Tycho.

In un’orbita ellittica il Sole non è al centro, ma è spostato, si trova in uno dei fuochi dell’ellisse. Quando un certo pianeta è, nel punto della sua orbita, più lontano dal Sole, si muove lentamente, avvicinandosi al punto più vicino aumenta di velocità. Questo movimento spiega perché i pianeti sembrano sempre precipitare verso il Sole senza mai raggiungerlo.

La prima legge di Kepler sul moto dei pianeti è molto semplice: 
“Le orbite descritte dai pianeti sono ellissi, di cui il Sole occupa uno dei fuochi”.
Muovendosi lungo la sua orbita il pianeta proietta in un dato periodo di tempo un’area immaginaria. Quando il pianeta è lontano dal Sole quest’area è lunga e sottile, quando è vicino al Sole l’area è corta e larga. Kepler scoprì che, nonostante la diversità di forma, queste aree sono perfettamente equivalenti. Questo dato fornì l’indicazione matematicamente esatta di come un pianeta cambia la sua velocità in rapporto alla sua distanza dal Sole. Ora, per la prima volta, gli astronomi erano in grado di prevedere con precisione la posizione di un pianeta in base a una legge molto semplice ed invariabile.

La seconda legge di Kepler è la seguente:
“La retta ideale che unisce il pianeta al Sole descrive aree uguali in tempi uguali”.
Le prime due leggi di Kepler sul movimento dei pianeti possono sembrare un pò astratte. D’accordo, i pianeti si muovono lungo un ellisse e muovendosi descrivono aree uguali in tempi uguali, e allora? Non sono cose facili da capire come il moto circolare, possiamo essere tentati di minimizzare, ma queste sono le leggi alle quali obbedisce anche il nostro pianeta. Noi ci muoviamo in armonia con le leggi della natura e Kepler fu il primo a scoprirlo. Molti anni dopo, Kepler elaborò la sua terza e ultima legge sul moto dei pianeti. Una legge per stabilire una relazione tra i movimenti dei vari pianeti. Kepler scoprì un rapporto matematico semplice tra la misura dell’orbita di un pianeta e la velocità media a cui esso viaggia attorno al Sole. Questa scoperta confermò la sua vecchia convinzione, che doveva esserci nel Sole una forza che guidava i pianeti. Una forza con più effetto sui pianeti interni e veloci e con meno effetto sui pianeti esterni e lenti. In seguito, Isaac Newton stabilì che quella era la forza di gravità rispondendo così alla domanda fondamentale: cos’è che fa muovere i pianeti?

La terza legge di Kepler dice: 
“I quadrati dei tempi di rivoluzione siderale dei pianeti sono proporzionali ai cubi dei semiassi maggiori delle loro orbite”.
Cosa vuol dire questo? Vuol dire che quanto più un pianeta è lontano dal Sole tanto più lentamente si muove. Kepler fu la prima persona nella storia della specie umana a capire correttamente e quantitativamente come avviene il moto dei pianeti e come funziona il Sistema Solare. L’uomo che aveva scoperto l’armonia del cosmo era stato destinato a vivere in tempi di grande discordia sulla Terra.

Esattamente otto giorni dopo che Kepler aveva enunciato la sua terza legge si verificò a Praga un incidente che diede inizio alla rovinosa guerra dei trent’anni. Kepler perse durante questa guerra, la moglie e il figlio a causa di un’epidemia diffusa dalla soldataglia. Il suo protettore fu deposto ed egli stesso fu scomunicato dalla chiesa luterana e per Kepler fu un’altra volta l’esilio.

Il conflitto, sbandierato da tutti e due i contendenti come una guerra santa, era in realtà la strumentalizzazione della bigotteria religiosa da parte di chi era avido di conflitti e di potere. Fu questa guerra a introdurre il saccheggio autorizzato per indurre i soldati a non disertare. Le popolazioni europee dovevano subire inermi perché i loro aratri e le loro falci venivano letteralmente forgiati in spade e lance. La devastazione e la follia imperversavano per il paese, sopraffacendo soprattutto i deboli.

Tra i tanti capri espiatori c’erano donne anziane e sole che venivano accusate di stregoneria. La madre di Kepler fu portata via in piena notte in un cesto per biancheria. Kepler dovette lottare ininterrottamente per 6 anni per salvarle la vita. Nella cittadina dove viveva Kepler, dal 1615 al 1629, vennero arrestate, torturate e uccise come streghe, ogni anno, una media di 3 donne e sempre con la stessa accusa. Inoltre, la madre di Kepler era una donna stizzosa, si lasciava andare a dispute che indispettivano i notabili locali e prendeva droghe. Il povero Kepler era convinto di avere egli stesso contribuito, involontariamente, all’arresto di sua madre. E lo pensava perché poco prima aveva scritto una delle prime opere di fantascienza, l’aveva intitolata Sognum, che vuol dire sogno. In questo libro, immaginava un viaggio sulla Luna con degli areatori spaziali, che dalla superficie lunare guardavano su per vedere ruotare lentamente sopra le loro teste il bel pianeta Terra. Uno degli argomenti per l’accusa di stregoneria era che nel suo libro Kepler si serviva delle arti magiche della madre per staccarsi dalla Terra.

Formulò delle ipotesi sulle montagne, sulle valli, sui crateri, sul clima e sui possibili abitanti della Luna. Prima di Kepler l’astronomia aveva pochi legami con la realtà fisica. Con Kepler si affermò l’idea che a muovere i pianeti, nelle loro orbite, è una forza fisica. Fu il primo a conciliare una fervida fantasia con dei calcoli precisi, e questo consentì all’uomo di inoltrarsi nel cosmo. Con Kepler cambiò tutto. Questa fusione di realtà e sogni aprì la via verso le stelle. Sin da ragazzo, Kepler era stato affascinato dalla visione dello splendore dell’universo, dall’armonia dei mondi, allo studio della quale dedicò instancabilmente tutta la sua vita. In questo mondo Kepler non trovò armonia, le sue tre leggi sul moto dei pianeti rappresentano un’autentica armonia dei mondi, ma per lui furono solamente un fatto casuale rispetto alla sua ricerca di un sistema cosmico basato sui solidi perfetti. Un sistema che, come risultò in seguito, esisteva solo nella sua mente.

L’opera di Kepler ci insegna che le leggi della scienza riguardano tutto in natura e che valgono tanto sulla Terra che nello spazio. E, infine, ci ha insegnato che può esserci una rispondenza, un’armonia tra il nostro modo di vedere il mondo e il modo in cui esso va avanti. Quando Kepler si accorse che le sue convinzioni, a lungo accarezzate, non si accordavano con osservazioni e calcoli precisi accettò la realtà. Preferì la durezza della verità alle sue più care illusioni, e questa è la base della scienza.

Continuo

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