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«Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre…»


Richard Dawkins:I geni prevedono il futuro


Questo è l’undicesimo post di una serie dedicata alla teoria dell’evoluzione per selezione naturale e al libro di Richard Dawkins “Il Gene Egoista”, del 1976.

Nel precedente episodio avevamo visto un’affascinante analogia tra i geni e gli abitanti di Andromeda. Gli abitanti di Andromeda, non potendo prendere decisioni abbastanza rapidamente, delegano queste decisioni ad un computer. I geni fanno lo stesso, ed il computer in questione è il nostro cervello.

Nel momento in cui costruiscono cervelli, i geni cominciano ad essere selezionati per la qualità dei cervelli che costruiscono: la selezione naturale favorisce quei geni che costruiscono cervelli capaci di prendere decisioni corrette, in quanto ciò aumenta le probabilità di sopravvivenza dei geni stessi.

C’era anche una seconda analogia tra i geni e gli abitanti di Andromeda: così come gli abitanti di Andromeda non sapevano su quale pianeta il computer sarebbe stato costruito, così i geni non sanno in che ambiente la macchina di sopravvivenza si troverà a nascere. Ad esempio, non sanno se dovrà vivere in un paese caldo o in un paese freddo, e così via. D’altra parte, i geni possono fare buone previsioni sulle caratteristiche dell’ambiente, come ci illustrerà Dawkins in questo episodio.

4. La macchina dei geni (seguito)

Come ci ha fatto notare J. Z. Young, i geni devono svolgere un compito analogo alla predizione. Quando una macchina di sopravvivenza sta venendo costruita e si trova ancora allo stadio embrionale, prima di nascere, i pericoli e i problemi che essa dovrà affrontare non si sono ancora manifestati e si manifesteranno soltanto in futuro. Chi può dire quali carnivori la aspetteranno in agguato dietro quali cespugli, o quale velocissima preda sfreccerà zig-zagando lungo il suo percorso? Nessun profeta umano, né alcun gene, può dirlo. Ma si possono fare alcune predizioni generiche. I geni degli orsi polari possono tranquillamente predire che il futuro della loro macchina di sopravvivenza non ancora nata sarà freddo. Essi non pensano a questa come una profezia; anzi non pensano affatto: costruiscono soltanto una spessa pelliccia, perché questo è ciò che hanno sempre fatto nei corpi precedenti, ed è per questo che esistono ancora nel pool di geni. Essi predicono anche che il terreno sarà coperto di neve, e la loro predizione si concretizza nel rendere la pelliccia bianca e quindi mimetica. Se il clima dell’artico cambiasse così rapidamente che il piccolo orso si trovasse a nascere in un deserto tropicale, le predizioni dei geni sarebbero sbagliate, e loro ne pagherebbero la penalità. Il piccolo orso morirebbe, e loro morirebbero dentro di lui.

La predizione in un mondo complesso è una questione di probabilità. Ogni decisione presa da una macchina di sopravvivenza è un gioco d’azzardo, e la specialità dei geni è programmare i cervelli in modo che prendano decisioni mediamente vantaggiose. La moneta in uso nel casinò dell’evoluzione è la sopravvivenza, e precisamente la sopravvivenza del gene, ma per molti scopi possiamo approssimarla con la sopravvivenza dell’individuo. Se ti avvicini al pozzo per bere, aumenti il rischio di essere mangiato da predatori che si guadagnano da vivere aspettando in agguato vicino ai pozzi. Se invece non vai al pozzo, prima o poi morirai di sete. Ci sono dei rischi ovunque ti volti, e devi prendere la decisione che massimizza le probabilità di sopravvivenza a lungo termine dei tuoi geni. Forse la politica migliore è posticipare la bevuta fino a che non hai molta sete, poi recarti al pozzo e bere il più possibile, il modo che ti duri molto. In questo modo riduci il numero di visite al pozzo, ma devi passare molto tempo con la testa abbassata quando stai bevendo. In alternativa, la miglior scommessa potrebbe essere bere poco e spesso, rubando rapidi sorsi d’acqua mentre corri via dal pozzo. Quale sia la strategia migliore dipende da una grande quantità di fattori, non ultimo l’abitudine di caccia dei predatori, la quale a sua volta si è evoluta per essere massimamente efficiente dal loro punto di vista. Un qualche tipo di valutazione delle probabilità deve essere fatto. Ma naturalmente non dobbiamo pensare che gli animali facciano questi calcoli consciamente. Dobbiamo solo credere che quegli individui, i cui geni costruiscono cervelli che giocano d’azzardo correttamente, hanno, come diretta conseguenza, più probabilità di sopravvivere, e quindi di propagare quegli stessi geni.

Possiamo spingere la metafora del gioco d’azzardo un po’ oltre. Un giocatore d’azzardo deve considerare tre quantità principali: il denaro che possiede, le probabilità, e il premio. Se il premio è molto grande, un giocatore è pronto a rischiare molto denaro. Un giocatore che rischia tutto in un solo colpo può guadagnare molto. Rischia anche di perdere molto, ma in media i giocatori che scommettono grosse cifre non fanno né meglio né peggio dei giocatori che puntano poco e vincono poco. Un paragone analogo è quello tra gli investitori prudenti e quelli speculativi sul mercato azionario. Per certi versi il mercato azionario è un’analogia migliore del casinò, perché nel casinò le probabilità sono deliberatamente regolate a favore del banco (il che significa che in media i giocatori che rischiano molto finiranno più poveri di quelli che rischiano poco, e questi ultimi a loro volta finiranno più poveri di quelli che non giocano affatto. Ma la ragione di ciò esula dai nostri scopi). Ignorando ciò, sia puntare molto sia puntare poco sembra un comportamento ragionevole. Esistono in natura animali giocatori d’azzardo che rischiano molto, ed altri che hanno un gioco più prudente? Nel capitolo 9 vedremo che è spesso corretto descrivere i maschi come giocatori che rischiano molto, e le femmine come investitori prudenti, specialmente nelle specie poligame in cui i maschi competono per le femmine. I naturalisti che leggono questo libro saranno in grado di nominare specie che si possono descrivere come giocatori che rischiano, ed altre specie che giocano con uno stile più prudente. Torniamo adesso al tema più generale di come i geni facciano “predizioni” sul futuro.

Un modo in cui i geni risolvono il problema di fare predizioni in ambienti imprevedibili è conferire alla macchina di sopravvivenza la capacità di imparare. Il programma potrebbe consistere nelle seguenti istruzioni date alla macchina di sopravvivenza:
“Ecco una lista di cose definite come appaganti: sapore dolce in bocca, orgasmo, temperatura mite, bambino sorridente. Ecco una lista di cose brutte: vari tipi di dolore, nausea, stomaco vuoto, bambino che piange. Se ti capita di fare qualcosa che è seguito da una delle cose brutte, non farlo più; e d’altra parte ripeti qualunque cosa venga seguito da una di quelle belle”. Il vantaggio di questo tipo di programmazione è che diminuisce enormemente il numero di regole dettagliate che devono essere pre-programmate nel cervello; ed è anche in grado di adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente che non si possono mai predire nei dettagli. Ciononostante, qualche tipo di predizione è ancora necessario. Nel nostro esempio i geni stanno facendo la predizione che il sapore dolce in bocca, e l’orgasmo, saranno “cose buone”, cioè che mangiare zucchero e copulare aumenteranno la probabilità di sopravvivenza dei geni. La saccarina e la masturbazione non sono state previste dai geni in questo caso; né sono stati previsti i pericoli dell’eccesso di zucchero in un ambiente dove ne esiste una quantità innaturalmente grande.

(continua)

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